Musica, senza steccati

venerdì 29 ottobre 2010

La Rapsodia in Blu e il fenomeno Bollani-Chailly

La Rapsodia in Blu dell'orchestra del Gewandhaus di Lipsia, con Riccardo Chailly alla direzione e Stefano Bollani al pianoforte, è il disco del momento. Anche perché è entrato tra le prime dieci posizioni di classifica generale, intruso classico tra album pop e rock.

Posto che le classifiche non contano più come una volta, il risultato non lascia indifferenti. Ma non credo sia giusto parlare di "fenomeno", attribuendo al disco la capacità di riportare il genere "classica" all'attenzione del grande pubblico. Come a dire: uè, vedete? Anche i "ggiovani" ascoltano musica che vale. E ciò per due ragioni: 1) l'idea che "classica = qualità" e "leggera = musicaccia" non ha mai retto. Disse una volta Alessandro Baricco (ahia, mr. Emerson mi sta per bacchettare): "Perché un giovane che ascolti Bach deve essere motivo di consolazione per la società più di uno che ascolti gli U2"? Osservazione che condivido (e che merita di essere approfondita. Lo farò); 2) nel 2010 John Lennon avrebbe compiuto 70 anni. E' plausibile che qualche suo fan abbia la stessa età. Rock e pop sono ancora roba da "ggiovani?".

Parliamo allora della Rapsodia di Gershwin-Bollani-Chailly come di un gran bel disco, che mi sento di consigliare a tutti. A chi non ha mai ascoltato George Gershwin, perché incontra un musicista geniale nella sua "incultura", capace di sintetizzare lo spirito popolare del jazz con le regole dell'accademia. E a chi lo conosce, perché questa versione della Rapsodia è diversa da tutte le altre: non per organico orchestrale (80 elementi), come è stata eseguita fino ad oggi, ma per jazz band (30 elementi), come alla sua prima assoluta nel 1924 a New York, con lo stesso Gershwin al pianoforte.

E poi c'è Stefano Bollani, che nulla ha da invidiare a un Keith Jarrett, considerato il più grande pianista di jazz vivente. Uno che viene dagli studi classici, dotato di una tecnica straordinaria e di una sopraffina capacità di improvvisazione, e che pur nella sua grandiosità ha coscienza dei propri limiti (ho letto da qualche parte che ha confessato a Chailly di temere J.S. Bach, e di non sentirsi pronto ad affrontarlo). E poi c'è Riccardo Chailly, direttore capace di portare la più tradizionale delle orchestre - il Gewandhaus di Lipsia è la più antica al mondo, 1734 - a scherzare con lo swing.

Non c'è solo la Rapsodia, nel disco. Un ragtime (Rialto Ripples) che Gershwin scrisse a 18 anni, e che spiega che razza di talento avesse. C'è il Concerto in Fa, altro capolavoro. E c'è la suite Catfish Row, dove spicca una Summertime "cantata" da un violino. Con quel brano hanno avuto a che fare tutti, da Ella e Louis a Janis Joplin e a Peter Gabriel. Ma un violino tedesco, fino ad oggi, non si era mai sentito.

giovedì 28 ottobre 2010

Giovanni Allevi: ci è o ci fa?

Giovanni Allevi ha da poco pubblicato un nuovo disco, Alien. Ieri parlavo di lui via Facebook con un amica, che ha postato un suo video (Go with the flow) con questo commento: "bistrattato dalla musica altolocata, ma pur sempre pieno di grazia, per un'ignorante in materia come me".

Ho a mia volta commentato, dicendo che anzitutto l'ignoranza non c'entra: se Allevi le piace, non c'è da vergognarsene. Come sei veramente, per esempio, piace anche a me. Il punto è: perché la musica altolocata lo bistratta? Perché, secondo me, Allevi ci fa. E ci fa male.

Il problema è la sua immagine di musicista. Dicevo alla mia amica che quando afferma di fare musica classica contemporanea, Allevi piscia fuori dal vaso. La contemporanea è un'altra cosa, non è tale solo perché sei un musicista con studi classici che compone nel 2010. La musica di Allevi è pop, cioè popolare. Una musica degnissima, capace di alta qualità. In questo suo incamponirsi nel cercare appigli colti sembra Gershwin (non lo è, sia chiaro) che mendicava lezioni da Ravel o Stravinskij perché pativa la mancanza di regolari studi classici. E quelli a dirgli: "Ma scusa, sei un genio, fai un pacco di soldi, ma che ti frega delle lezioni?".

Allevi gli studi li ha. E che studi: pianoforte, composizione, laurea in filosofia. Eppure insiste sul tasto della contemporanea. E insiste, in ogni intervista, sulla storia della musica come "strega capricciosa" che si è impadronita di lui facendone un posseduto delle sette note. Credo che se ci desse un taglio, il giudizio su di lui sarebbe più sereno. Ma forse, è meglio un sano contrasto. Dopotutto, non è vero che "bene o male, purché se ne parli"?

PS: a proposito di Alien, sul sito il Maestro dichiara: "E' un lavoro sperimentale, dove la ricerca musicale è tesa verso la dilatazione delle forme e il raggiungimento di una purezza maniacale del suono, volti ad esaltare le sonorità e i ritmi della contemporaneità". Ho ascoltato i primi 30 secondi di ogni traccia. Chissà com'è, continuo a pensare a Totò.

Un altro blog che parla di musica?!?

Nella classificazione convenzionale, la Seconda Arte è la Musica. Ecco il perché del nome di questo blog, che nasce dal desiderio di riprendere a scrivere di una cosa che credo di conoscere un po', e che mi procura "tormento ed estasi". Quelli cercherò di tenerli per me, naturalmente. Con chi avrà desiderio di leggere i miei post vorrei semplicemente condividere i miei pensieri sulla musica, consigliare quel che mi è piaciuto, dire ciò che non mi è piaciuto. E' vero: "Scrivere di musica è come ballare di architettura" (Frank Zappa), e "Parlare delle proprie canzoni è come parlare di sesso: chi è in grado? Meglio la pratica" (Bruce Springsteen). Ma quelli sono artisti, e poiché l'atto del creare consiste nel "Lavorare ai margini del caos" (Murray Gell-Mann), chiedere loro di raccontare quel caos è l'unico modo per ottenere risposte del genere. Credo invece che di musica si possa e si debba scrivere, per segnalare cose da ascoltare e vedere, per confrontare opinioni, per far girare le idee, per fare anche della sana divulgazione. Non per fare critica: quella la lascio agli esperti.

PS: tre citazioni in un post sono troppe. Poiché la mia citazione preferita è "Odio le citazioni. Dimmi quel che sai" (Ralph Waldo Emerson), prometto che dal prossimo post ce ne saranno il meno possibile.