Musica, senza steccati

lunedì 15 novembre 2010

Brian Eno e la musica da spiegare

Ho ascoltato l'ultimo disco di Brian Eno, Small Craft in a Milk Sea. L'ho ascoltato senza saperne nulla. Alla fine, mi sono fatto una domanda: e dunque?

So che Eno è il padre della musica ambient, cioè una musica fatta per gli ascensori, le sale d'attesa o per non darti fastidio quando fai salotto con gli amici. Quindi, una musica inutile. Ma so anche che Eno è il padre dei Roxy Music e che ha dato l'imprinting sonoro agli U2 e ai Coldplay. E' anche il compositore del jingle di apertura di Windows e della vecchia sigla del Tg3.

Insomma, è uno con idee e spessore. Qualità che non ho ritrovato in Small Craft, fatto di una serie di paesaggi sonori buoni per sostenere un video, un film, uno spettacolo teatrale. Ma deboli come musica in sé.

Poi leggo Wired, e trovo la risposta alla mia domanda. Eno ha voluto comporre un disco sì di immagini sonore, ma improvvisandolo. Ogni brano è nato al momento, secondo schemi diversi da quelli che governano l'improvvisazione classica.

Nel jazz, per dire, i musicisti passano all'invenzione istantanea dopo aver suonato un tema, e comunque stando nel solco di una definita serie di accordi (armonia). Eno invece si inventa qualcosa di nuovo. "L’unica regola che ci siamo dati era procedere solo per improvvisazioni, evitando qualunque tecnica compositiva tradizionale. Non ragionavamo in termini di canzoni o di pezzi ma in termini di soundscapes (paesaggi sonori) e di casualità: se ci imbattevamo in un suono-immagine che ci piaceva continuavamo a lavorarci sopra".

Messa così, Small Craft è un gran disco. Ma devi spiegarlo. E quando la musica devi spiegarla, secondo me, c'è qualcosa che non va.

1 commento:

  1. i dischi di Brian Eno non mi sono mai piaciuti e non suscitano in me alcun interesse. ciò detto - chissenefrega - non posso che concordare con la tua ultima affermazione

    RispondiElimina