Musica, senza steccati

martedì 16 novembre 2010

Bruce Springsteen, The Promise: roba da fan (anche se...)

Di The Promise e del casino di Roma intorno a Bruce Springsteen ho già parlato, lamentandomi di un po' di cose. Poi ieri sera ho visto il film. Lo dico subito: mi sono commosso. Questo varrebbe per chiuderla qui, e passare ad altro lasciandomi solo e felice nel mio sragionare da fan. Ma voglio fare uno sforzo, e cercare di dire a chi non segue Springsteen - o si limita ad apprezzarlo senza bizzarrie - se spendere o meno un centinaio di euro per questo lavoro.

The Promise è un lavoro cruciale per capire come un artista decida, davanti a due strade nel bosco, di scegliere quella meno battuta (cfr. Robert Frost). Springsteen veniva dal successo di Born to Run, disco pieno di musica. Un trionfo di chitarre, pianoforti, organi, violini, cori, sassofoni. Un disco rock, ma con una forte venatura di pop sinfonico.

Al pubblico piace. E qui, il bivio: ne assecondo i gusti, o seguo il mio istinto? Bruce sceglie l'istinto, condizionato (secondo me) dalla causa che lo oppone al suo produttore storico, Mike Appel. E' un divorzio doloroso: è come se mettessi su un business pazzesco con il tuo migliore amico del liceo, e poi ci litigassi di brutto. E non per soldi, ma per chi decide cosa e come farlo. E allora via i violini, via i cori, via le sovraincisioni. Musica scarna, perché voglio - pensa Bruce - che emergano le parole.

Nasce così un album concept, in cui un filo rosso lega tutte le canzoni. Permettetemi di esagerare: Bruce diventa un Dostoevskji con chitarra e dà voce agli Umiliati e Offesi. Nasce la sua poetica definitiva, che tornerà nei dischi successivi, Born in the Usa compreso. Ma ciò comporta altre scelte. Una tra tutte: escludere Because the Night perché è una canzone d'amore, e Bruce non si sente capace di scriverne (la passa a Patti Smith, che ne fa la sua icona).

Ok, vengo al punto. The Promise è roba da fan. Racconta loro una storia già nota, ma con la curiosità quasi pornografica del dietro le quinte. Racconta come quel simpaticone di Bruce Springsteen, che ciascun fan considera davvero una specie di amico eterno, fosse un maniaco ossessivo capace di stare 10 ore a cercare il suono giusto della batteria. Racconta come i suoi musicisti gli fossero davvero amici, perché molti altri l'avrebbero mandato al diavolo al terzo capriccio.

Ma una cosa anche a chi non sia fan The Promise la racconta: quanto l'arte sia croce e delizia, se fatta con il cuore. Se ci credi davvero. Se pensi che ogni tuo gesto possa salvare il mondo. Da cosa, non si sa. E poi, dài, salvare il mondo: stiamo schisci. Diciamo allora se pensi che in ogni tuo gesto ci sia la realizzazione di te stesso, e che il caos da cui nasce una qualsiasi forma d'arte debba essere sconfitto e governato. Come quando ti accanisci contro il destino.

Darkness on the Edge of Town, per quanto conti il mio parere, esce sconfitto da questa lotta. Continuo a pensare che sia un disco di canzoni strepitose ma non realizzato come si deve. E credo che la potenza musicale delle loro esecuzioni dal vivo mi dia ragione (guardate Candy's Room e Streets of Fire). Quanto a The Promise, chi crede che alla fine rock e pop siano solo canzonette, resterà deluso. O ci prenderà per pazzi.

6 commenti:

  1. Igor, la prima lettura obbligatoria e obbligata di ogni benedetta mattina: la chiave dell'affetto per il Boss sta esattamente nella sua ripetitività del gesto, perché lui sa che solo così si cementa l'amicizia, magnifico e sempiterno vagabondo, orgoglio del signor Fender

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  2. Paolo, hai colto un punto essenziale della poetica del Nostro (calmo, Igor. Calmo!): il senso dell'amicizia.
    Quanto alla lettura obbligatoria e obbligata, spero sinceramente tu non ti riferisca a me. Non voglio la responsabilità di farti cominciare male ogni mattina. ;)

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  3. Il fatto che tu ti commuova guardando un video del Bisunto è un fatto realmente allarmante! Ti prego di riflettere su questa cosa.
    Quanto a The Promise, non ho dubbi sul fatto che il Bisunto si senta particolarmente amico dei suoi fan.
    Se tu leggessi Rat-Man conosceresti infatti un personaggio chiamato Ragno: questo essere malefico compie azioni efferate come ristampare fumetti di anni addietro cambiando loro la copertina, magari rendendola metallizzata per meglio attirare gli ignari fan nella sua rete.
    Ora, so bene che in questo caso il Ragno Bisunto non s'è limitato a cambiare la copertina, però...

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  4. Martchelo, due cose:
    1) ti correggo: il fatto che io mi commuova è FELICEMENTE allarmante;
    2) la rete del Ragno Bisunto è comoda e confortevole

    ;)

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  5. 1) parliamone
    2) da wikipedia: Il Ragno diventa uno spietato e ricchissimo editore, capace di pubblicare la sua stessa storia a fumetti in 27 versioni diverse (di cui una con la copertina in teflon) per fare soldi alle spalle dei lettori più ingenui (tra di essi, Rat-Man, che compra tutte e «27 le versioni della stessa vaccata», la Ragno Story).
    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Ragno

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  6. Il Ragno è un genio, e le vaccate salveranno il mondo. Anche il Papa ha detto che bisogna rivalutare agricoltura e allevamento ;)

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