Musica, senza steccati

martedì 30 novembre 2010

Don Giovanni: come la Eno ha stuprato Mozart

Sta facendo discutere il Don Giovanni di Mozart allestito dalla English National Opera. Il protagonista è un galantuomo che ama trattare le donne come oggetti, talvolta usando loro la cortesia di stuprarle. Lo fa indossando una t-shirt con il volto del Cristo.

Mentre leggevo la cronaca sul Corriere, mi è venuto in mente un libro di Loredana Lipperini. Si intitola Mozart in Rock e racconta come la musica e la figura di Amadeus pervadano la cultura popolare, dai fumetti alle suonerie dei cellulari, dalle musiche di attesa delle segreterie telefoniche, al Flauto Magico in chiave rock/pop realizzato dall'Orchestra di Piazza Vittorio.

Mozart come patrimonio comune e condiviso, quindi, cui accedere per milioni di strade, siano esse le eleganti vie dei circoli operistici o le scanzonate contrade della comunicazione 2.0, in una festa sonora che all'irriverente genio salisburghese non sarebbe dispiaciuta affatto.

Non so, forse nemmeno il Don Giovanni della Eno gli sarebbe dispiaciuto. Anche se lo cantano in inglese, e non nell'italiano di Lorenzo Da Ponte. E anche se il protagonista è un depravato. Mi chiedo però come avrebbe reagito il buon Wolfgang chiedendo al regista il motivo di tanta interpretazione, e sentendosi rispondere: "Per cercare audience tra i giovani".

Forse avrebbe riso di quella risata urticante regalataci da Tom Hulce nel film di Milos Forman. Forse avrebbe ringraziato il cielo per non essere destinato a vivere nel XXI secolo, in un tempo di cui per portare i "ggiovani" all'opera devi dargli in pasto un film porno. Forse avrebbe picchiato il regista. Insomma, non lo so. Io, comunque, avrei scelto la terza opzione.

Qui non si tratta di interpretazioni discutibili, di cui abbonda la storia dell'opera. Qui si tratta di una presunzione che sconfina nell'arroganza, di usare un pezzo di patrimonio dell'umanità per fare pesca di frodo, di ingannare degli sprovveduti dicendo loro "vieni a teatro, che c'è uno con la maglietta di Gesù che violenta chi gli capiti a tiro. Ah, in sottofondo c'è anche della musica. Classica, è vero. Ma non è male".

A leggere poi le dichiarazioni del direttore artistico della Eno c'è da tapparsi le orecchie per lo stridor di unghie sui vetri: " Quest’opera, che racconta l’annosa lotta fra potere e sesso nel XVIII secolo, raramente riceve unanimi consensi e, quindi, il pubblico ha faticato negli anni a scendere a patti con essa, soprattutto nelle interpretazioni più moderne".

Ora, non so se il pubblico "ggiovane" faccia a botte per andare a vedere Idomeneo, Il ratto del serraglio o le Nozze di Figaro; ma se anche il Don Giovanni fosse davvero poco compreso, nulla giustificherebbe lo stupro - per stare in tema - di cui la Eno si è resa responsabile. Perché dietro questo modo di pensare c'è il nulla. Molto, molto, molto meglio l'Orchestra di Piazza Vittorio, che ha provato - riuscendoci - a vedere come sarebbe stato Mozart con una chitarra elettrica al posto dei violini, e una batteria al posto delle percussioni. Lì, almeno, un'idea c'è.

2 commenti:

  1. Eno è un uomo. Si chiama Brian, come Brian di Nazareth.

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  2. Allora, visto l'argomento, è stato Marco Pisellonio.

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