Musica, senza steccati

giovedì 11 novembre 2010

Ieri sera Paolo Conte, stasera il Club Tenco: giorni da cantautori

04:40 Posted by Igor Principe , , , 4 comments
Ieri sera, Paolo Conte al Teatro degli Arcimboldi, Milano. Stasera, all'Ariston di Sanremo, 35esima edizione del Club Tenco. Sono giorni da cantautori. Sempre che esistano ancora.

Se lo chiede Andrea Scanzi sulla Stampa, e lo afferma Giovanni Choukhadarian su FareFuturo, parlando entrambi del Tenco. Ma andiamo con ordine e partiamo da Conte. L'avvocato (ammesso che si ricordi ancora come si fa un atto) ha tenuto uno dei concerti migliori cui ho assistito (credo fosse il mio ottavo). Sarà stata l'eccellente acustica degli Arcimboldi, sarà stato che avevo una certa voglia di ascoltarlo di nuovo, sta di fatto che lui non ha perso il magnetismo (soprattutto vocale; al piano non suona che poche note). E che la sua orchestra è in una forma strepitosa.

Poche le canzoni dall'ultimo disco, Nelson. Due o tre, non di più. La Massaggiatrice è stata introdotta da un monologo in cui Conte ha rivelato doti di buon attore. Poi, gragnuola di classici. A scorrere la scaletta, poteva sembrare un concerto scontato. Ma Conte ha saputo riscriverli con arrangiamenti nuovi. Anche Via con Me, da amnni uguale a se stessa, stavolta era impreziosita dai "pizzicato" di un violino

(Parentesi: in sala c'era Benigni, che per primo la cantò. Conte l'ha eseguita due volte, speravo che almeno la seconda gliela lasciasse. Sarebbe stata una chicca).

Insomma, Conte ha lavorato sulla musica e ha dato vita a un concerto bellissimo. Curioso che lo si definisca "cantautore": da sempre afferma che nelle sue canzoni nasce prima la musica, e il testo vien dopo.

(A proposito di musica e testo, suggerisco ancora l'ottimo Martchelo e il vivace dibattito che ne è nato).

Comunque, cantautore sia. E vivo e creativo come pochi. Ma gli altri? A leggere i pezzi linkati lassù, siamo alla frutta. Tanto che del Club Tenco si dice questa sia l'ultima edizione. In effetti, se penso alle nuove leve mi vengono in mente Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Simone Cristicchi, Morgan. Non proprio degli esordienti.

Fine dei cantautori? Sicuramente, fine dell'idea storica di cantautore, alla Guccini o alla De André, e forse l'effetto X-Factor in questo ha un peso. Però non credo, come scrive Scanzi, che "nei Sessanta era più facile essere creativi". Diavolo, c'è internet. In un click arrivi a tutta la musica che vuoi. E fatti da raccontare, e da cui far nascere testi, continuano ad accadere. Possibile sia più difficile essere creativi?

4 commenti:

  1. Igor,
    nei sessanta era più facile pubblicare dischi.
    Era una possibilità che non si negava a nessuno. Ci sono centinaia di personaggi che hanno pubbicato un disco per poi sparire nel nulla.
    In Italia come all'estero.
    Forse era un investimento minore, forse si provava ad investire e basta.
    Ora chi riesce a pubblicare un disco per un'etichetta 'importante', è già a metà strada.
    E' già famoso, è già una star.
    Non si fa più "pubblichiamo e poi vediamo", l'investimento è fatto prima, e non si vuole più rischiare.

    Questi son discorsi grandi, di dischi e di tournè. Ma purtroppo anche nel piccolo è lo stesso.
    Se scrivi canzoni e suoni bene e vuoi farle sentire, cheffai?
    Se ti presenti in un locale proponendo un repertorio inedito, ti chiudono la porta in faccia.
    Vogliono le cover e le tribute band, vogliono essere sicuri.
    Va bene, ma pensa al pubblico, a un ascoltatore che gradirebbe sapere cosa c'è di nuovo in giro, cheffà?
    Il famoso cane che si morde la coda; non siamo più abituati a scoprire gente nuova nelle strade e nei locali, diseducati a richiederlo, e tutto di conseguenza.



    Eggià, ieri un gande Conte.
    Un personaggio immenso.
    Per tornare ai discorsi di prima, credi che oggi lo pubblicherebbero il primo disco di Conte, quello del '74?
    Invece allora l'avevano fatto. E avevano fatto bene.
    D'accordo, lo spessore dell'autore era fuori discussione, ma tutto il resto.....
    Eppure lo si metteva in negozio, poi si vede.

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  2. Ok, era più facile pubblicare dischi. Ma Scanzi parlava di creatività.

    ma oggi, ti chiedo, MySpace o iTunes non aiutano?

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  4. D'accordo. La creatività è stata spesso concentrata in epoche ristrette.
    Il rinascimento italiano, ad esempio.
    O, più vicini a quello che si sta dicendo, l'estate dell'amore.
    Era il 1967 e per tre anni, nel rock, è successo di tutto, è successo tutto.
    Anche le cose brutte erano belle e nuove.
    Così nel cinema, nelle letteratura, nel design.... in tutti i campi ci sono state delle stagioni più felici.
    Ovviamente non credo a quel che certe volte si sente dire in giro, che, insomma, cosa si può scrivere di nuovo? hanno già scritto tutto.
    Maddai, e le note son sempre sette e i negri c'hanno il ritmo nel sangue e non ci son più le mezze stagioni.
    Siamo seri; a parte qualche caso isolato (ma bisognerebbe parlare di genialità) la creatività è anche legata all'ambiente e alla società.
    Parlo di stimoli.
    Il cinema neorealista, gli hippies, i liutai di Cremona, ecc ecc...
    Gli artisti in genere non hanno quasi mai (lo so che ci sono le eccezioni) creato da soli.
    Gli incontri, gli scambi di idee, l'atmosfera e i discorsi e anche le cose qualsiasi e le invidie, tutto quanto rientra nell'opera di una persona che "produce creatività" (perdonami l'asprezza del neologismo).
    Siamo a Milano, quante volte abbiamo sentito parlare della gente che andava da Ricordi, l'editore.
    E lì si ritrovavano Jannacci, Gaber, Conte che veniva da Asti e Celentano, e anche quelli che poi hanno cambiato mestiere.
    Per questo parlavo di dischi, di fare dischi. Con un editore che garantiva che quel prodotto era un disco.
    C'era la possibilità di provare. Pubblicavi, intanto incontravi altra gente come te, ci parlavi, ci suonavi, ci vivevi. Davi e prendevi.
    Se poi non eri bravo, pazienza.
    Ora invece no.
    Ed è paradossale.

    MySpace o altre vetrine non sono la stessa cosa, c'è troppa roba! Migliaia di artisti nella loro vetrinetta a "vendere" un prodotto che non esiste.
    Se vuoi conoscere qualcuno e hai tempo, va bene; navighi e qualcosa di bello sicuramente lo trovi. Se invece ti vuoi far conoscere, dipende più dalla fortuna che dal talento.
    Chissà se siamo in una fase calante dei cicli della creatività, non credo.
    Mi sembra che la cosa più difficile sia vederla e scoprirla la creatività.
    Non voglio cadere nei luoghi comuni dei discorsi del profitto, delle logiche di mercato, che non conosci più il tuo vicino di casa..... ma qualcosa di strano, effettivamente, c'è.

    Dicevi qualche giorno fa che non si investe in cultura, che non si insegna la musica a scuola.
    E' vero. Ma (è un altro discorso) in giro è pieno di gente che ascolta musica e suona.
    E' così facile: c'è tutta la musica del mondo a disposizione e, grazie ai cinesi, comprare uno strumento musicale non è più solo roba da famiglia ricca.
    80 euro e porti a casa la tua prima chitarra elettrica con l'amplificatore e il distorsore, o un sax, un violino, una tastiera.
    Si può provare, se ti piace poi vai a lezione, sennò pazienza.

    Che sia il problema opposto? troppi stimoli!
    Mi son sempre stati sulle balle quelli che mi dicevano "ai nostri tempi ci divertivamo con poco, adesso voi che c'avete tutto, invece....." e non vorrei a mia volta diventare uno di questi personaggi con la briscola negli occhi, però c'è da riflettere.
    Dovrebbe essere tutto più facile e più ricco, invece si parla di crisi della creatività.

    Non ne son convinto.
    Non è più difficile, è più difficile vederla.

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