Musica, senza steccati

lunedì 8 novembre 2010

Make Some Noise, John Lennon: ma le cover hanno un senso?

05:34 Posted by Igor Principe , , , , 3 comments
Tutto nasce da una sospresa: trovare nell'iTunes del Mac aziendale Make Some Noise - Save Darfur, doppio album di cover di John Lennon cantate da una varia umanità musicale. Il disco in sé aveva un senso: pubblicato nel 2007, mirava a raccogliere fondi per far fronte alla crisi del Darfur, allora sulla ribalta mediatica. Le 28 canzoni di cui è costituito non sono neanche male, con qualche sorpresa (i redivivi a-Ha!). Mentre lo ascoltavo, tuttavia, mi chiedevo cosa dessero in più rispetto agli originali.

La riflessione si è estesa all'intero tema delle cover. Tema corposo, come testimonia il numero impressionante di brani dei Beatles interpretati da altri. Ecco, a proposito di Beatles: tutte le possibili versioni di Yesterday (anche quella, per me sublime, di Ray Charles) sono davvero più belle, più sostanziose, più accattivanti, più chennesò dell'originale, che credo rasenti la perfezione?

Continuo a pensare, e mi accorgo che la domanda si attaglia ad ogni cover cui penso. Tranne tre: Impressioni  di settembre rifatta da FrancoBattiato, All Along the Watchtower secondo Jimi Hendrix (qui è facile: se non sbaglio, lo stesso Dylan ammise che era meglio della sua) e With a Little Help From My Friend come la canta Joe Cocker (caso forse unico di un brano dei Beatles migliorato da altri).

Non è lo stesso, per esempio, nel caso del jazz. Lì non c'è la cover, ma lo standard: un brano ormai classico (Summertime, When the saints go marchin' in, giusto per fare esempi facili) che viene reinventato, talvolta stravolto dalla libertà assoluta garantita dalle leggi della musica afro-americana. Guardate, per esempio, cosa fa Bill Evans con tutta la dolcezza natalizia di Santa Claus Is Coming to Town. Sono leggi forti, quelle del jazz, capaci di far diventare standard (repertorio convenzionalmente costituito dai Songs americani dei primi del Novecento) anche cose a firma Battisti-Mogol.

Nella cover, mi pare, gli steccati sono più difficili da saltare. Ecco perché continuo a chiedermi che senso abbiano al di fuori della musica fatta dalle tribute band e dai gruppi amatoriali che affollano le sale prova.

3 commenti:

  1. Per le cover andrebbero seguite le seguenti regole:
    - non fare mai cover di brani famosi e perfettamente riusciti
    - fare, con moderazione, cover di brani in cui l'autore non ha saputo sfruttare al massimo la sua idea
    - fare i furbi: fare cover di canzoni bellissime ma sconosciute, ottenendo così successo grazie al talento altrui (questa è una cosa scorretta ma perlomeno porta perle alla luce - e talvolta ai porci)

    Colgo l'occasione per auto-linkarmi: http://mantaray-music.blogspot.com/search/label/Cover

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  2. Igor,
    a parte l'aspetto oggettivamente qualitativo, le cover hanno il pregio di raggiungere un pubblico diverso. Le canzoni hanno nuova vita.
    Tra i tuoi esempi, Yesterday è forse la canzone più famosa di sempre, che tutti conoscono comunque. Però chissà quanti non comprerebbero mai un disco dei Beatles ma possono ascoltarla solo perchè è rifatta dal proprio beniamino.
    Diverso invece chi ascoltava Hendrix o Cocker, ascoltava anche gli originali. Stesso pubblico.
    Ma mi viene in mente anche il pubblico dei Doors, tutti a cantare Whiskey Bar, ma a Weill non avrebbero dato tre soldi.
    O magari, invece, spinti dalla curiosità, si andava a cercare e conoscere il vero autore....

    Chi suona una cover ha una grande responsabilità verso quella canzone, rischia di diventare sua.
    Ad esempio, conta quante volte senti parlare di Moondance, la canzone di Bouble.
    Pace a Morrison che l'ha scritta e cantata quarant'anni fa, qualche merito a Bouble che l'ha fatta risorgere.
    Certe volte conta più l'interprete della canzone, quindi, forse, benvenga chi diventa veicolo di diffusione di robe che erano destinate alla nicchia.

    La canzone prima di tutto, poi, ovviamente, un occhio a non rovinarla

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  3. Sto cercando qualcosa da obiettare, ma non mi viene niente. Se non un "è bello avere lettori come voi".

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