Musica, senza steccati

martedì 23 novembre 2010

Pino Daniele: un Boogie Boogie tra molte cose banali e un paio di verità

Boogie Boogie Man è il nuovo disco di Pino Daniele, in uscita oggi. Leggo sul Corriere un'intervista (non c'è ancora sul sito, non so se ci sarà) in cui il musicista sembra danzare il boogie tra sconsolanti passatismi e amare verità. Ecco alcuni stralci.

1) "Oggi non c'è più tutto quello che abbiamo vissuto con i Beatles, De Gregori, Guccini, Fossati. La cultura dà fastidio, gli artisti intelligenti sono stati messi da parte. I giovani hanno altre priorità, la musica ha un'altra funzione".

2) "Tutto è una vergogna. Gli artisti sono più seri delle istituzioni, saranno loro a salvarci".

3) "Internet ha distrutto la discografia, ma è come l'euro, non si può evitare. Il diritto d'autore è calato del 40% perché non si vendono dischi".

4) "Da noi ci sono più fenomeni di costume che talenti. All'estero suonano insieme geni come Jeff Beck ed Eric Clapton. Qui, con tutto il rispetto, mettiamo Orietta Berti con Pupo".

5) "In Italia basta passare in tv per essere professionista... c'è riuscito pure Emanuele Filiberto".

Per quel che vale, dico la mia. E comincio dal punto 5: Pino Daniele ha ragione. Una parte di ragione ce l'ha anche sul punto 4, dove è sempre la tv a dettare le regole. E di programmi in cui appaiano insieme, per dire, un Ligabue e un Fossati non ne vedo in giro.

Poi, però, prevale lo sconsolante passatismo. Vediamo un po'.

Punto 1: Daniele cita artisti nati e cresciuti negli anni Sessanta e Settanta. Mi chiedo cosa pensasse negli anni Ottanta, sotto il diluvio di pop commerciale che ha invaso gli hi-fi grazie anche all'esplosione dei videoclip. Credo non gliene fregasse molto: in quegli anni è esploso anche lui, giustamente emergendo per la qualità della musica che proponeva.

Punto 2: se gli artisti sono più seri delle istituzioni, ma quelli intelligenti sono stati messi da parte, come faranno a salvarci?

Punto 3: se internet ha distrutto la discografia, iTunes cos'è? E Amazon? Come i peggiori editori e i peggiori giornalisti nell'editoria, Daniele sembra non cogliere le opportunità di un cambiamento epocale, che consente a centinaia di artisti di ottenere una visibilità prima negata dalle regole della gavetta, e a milioni di utenti di accedere a un quantitativo di musica impensabile a costi ridottissimi. Quanto al diritto d'autore: a) se non si vendono dischi, è anche perché le novità non costano poco; b) se quel privilegio inaudito è in calo, sono solo contento (70 anni dopo la morte dell'autore sono un privilegio inaccettabile).

Insomma: o tempora, o mores. Unica nota lieta: dice Pino Daniele di sé di non essere un profeta, e che di profeti non c'è bisogno. Giusto: mai prendersi troppo sul serio. Allora, mai prendere troppo sul serio ciò che si pensa.  

2 commenti:

  1. sante parole, le tue, non quelle di Pino Daniele!
    non c'è niente da fare, tutti o quasi, invecchiando, cadono nello stesso tranello di rimpiangere l'aureo (?) passato e svilire il deprimente (?) presente, predicendo un futuro anche peggiore. un po' di equilibrio e un po' visione, santinumi! lasciando da parte l'obsoleta televisione, io vedo un mondo musicale molto più ricco e variegato. quanto ai diritti d'autore... mah, hanno avuto fino ad ora un ruolo non giustificato, garantendo troppo a molti

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  2. Il diritto d'autore è un diritto sacrosanto nel principio (remunerazione dell'opera dell'ingegno, incentivo a crearne altre) ma svilito da leggi assurde. Garantirlo per 70 anni dalla morte dell'autore significa assicurare un privilegio a chi non ha fatto nulla per meritarselo (gli eredi).
    Se proprio non si vuol aderire alle idee di Lawrence Lessig (l'inventore di Creative Commons), almeno si faccia di tutto per ridurlo. Se non ricordo male, alla sua nascita era di 14 o 18 anni dalla creazione dell'opera. Mi sembra un tempo ragionevole: io scrivo una canzone di successo, ne godo per i prossimi 18 anni. Intanto, ne scrivo altri, e via dicendo. E' anche uno sprone per tener vivo l'estro.

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