Musica, senza steccati

lunedì 22 novembre 2010

Se non sai cos'è, allora è jazz?

"Se non sai cos'è, allora è jazz": citazione da Novecento, di Baricco, che riprende un concetto già espresso da Louis Armstrong per far notare l'inutilità del cercare di definire - cioè di dare un confine - qualcosa che per sua natura è indefinibile - cioè privo di confini.

Il jazz è infatti la musica più libera che esista, e basta guardare l'immagine di un suo spartito per capirlo. Prendiamo un pianista, classico o pop che sia: deve rispettare le parti scritte. Se Chopin o Elton John hanno deciso che lì ci va un mi bemolle il pianista non può inventarsi un sol; che non ci sta male, ma non è la nota giusta.

Nel jazz, puoi farlo. Paradossalmente, puoi aggiungerci un sol bemolle, che all'orecchio fa male perché crea una dissonanza, ma arricchisce l'armonia. Dove stanno scritti, quei sol? Da nessuna parte. Lo spartito ti dice che c'è una melodia e quali sono gli accordi. Poi, come quella melodia la stravolgi son fatti tuoi. E come quegli accordi li elabori, pure.

Insomma, non sai cos'è, ma sai che è jazz. Mi chiedo dunque se chi acquisti dischi di quel genere su iTunes abbia idea di tutto ciò. Se guardo alla classifica dei più venduti, penso di no. Eccola:

1) Mario Biondi - This is what you are
2) Mario Biondi - Yes, you
3) Paolo Conte - L'orchestrina
4) Louis Armstrong - What a wonderful world
5) Mario Biondi - Be Lonely
6) Norah Jones - Don't know why
7) Double - The Captain of her heart
8) Dave Brubeck - Take Five
9) Keith Jarrett - The Koln Concert
10) Louis Armstrong - La Vie en rose

A parte l'ottava e la nona posizione, dove si parla di due classici, il resto è musica che profuma di jazz. Ma è altro, perché l'improvvisazione ha un ruolo quasi marginale. Anche in Mario Biondi, di cui ho visto un concerto che mi è molto piaciuto, ma che ripeteva quasi pedissequamente il disco da cui è nato. Anche in Louis Armstrong (o meglio, in quelle due canzoni lì, che sono del Satchmo versione pop). I Double sono pop puro. In Conte, per sua stessa ammissione, l'improvvisazione è prossima allo zero. E in Norah Jones... Ecco, diffidate di chi dice: "Ascolto jazz, Norah Jones". Ha le orecchie tappate.

Certo, parliamo di dischi, quindi di qualcosa di definitivamente immutabile. Ma Dave Brubeck, se non dico una fesseria, titolò il brano Take Five perché ognuno dei musicisti si prendesse 5 minuti per il proprio solo, che variava di esecuzione in esecuzione. Quanto al Koln Concert, è il disco di improvvisazione al pianoforte più famoso della storia, nato e morto nell'auditorium di Colonia in cui è stato eseguito, il 24 gennaio 1975.

Il resto, non è jazz. E' solo un'etichetta utile a mettere i dischi sugli scaffali. L'importante, però, è esserne consapevoli.

3 commenti:

  1. Satchmo diceva anche che il jazz non è una musica, è un modo di suonare la misica.....

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  2. veramente mi sembra che Take Five derivi dal ben più evidente fatto che è in 5/8, divisione ritmica all'epoca piuttosto insolita nel jazz...

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  3. Ciao, Inospitale.
    Non per pedanteria, ma solo per precisione: 5/4, ritmo effettivamente insolito, all'epoca.
    Avevo premesso che forse stavo per dire una fesseria, e temo di averla detta. Ma siccome nessuno si inventa niente, ho cercato di ricordare da dove venisse. Ebbene, è una "leggenda metropolitana" che ho appreso nell'unico anno in cui ho studiato jazz alla Civica di Milano.
    Grazie per la tua precisazione. A presto, spero.

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