Musica, senza steccati

mercoledì 3 novembre 2010

Troppo casino intorno a Springsteen

Bruce Springsteen è stato alla Festa del Cinema di Roma, per la presentazione di The Promise - The making of Darkness on the Edge of Town. La cosa mi ha suscitato dieci riflessioni.

1) Springsteen non è nuovo ai "Making of", cioè quei documentari che raccontano la genesi di un'opera (dischi e film, solitamente). C'è stato Wings for wheels, dedicato a Born to Run in occasione dei 30 anni dell'uscita (1975). Molti anni prima c'è stato Blood Brothers, sul ritorno in studio della E Street Band a cinque o sei anni dal loro scioglimento (si sono rimessi insieme definitivamente nel 1999). Insomma, la cosa gli piace. E ai fan, di più.

2) Blood Brothers uscì come VHS a sé stante, Wings for Wheels nel cofanetto del trentennale, con la copia rimasterizzata di Born To Run e il dvd di un concerto del '75 all'Hammersmith Odeon di Londra. Materiale per fans, certo, anche se il cofanetto avrebbe potuto avvicinare all'artista qualche neofita. Dopotutto, Born to Run è il disco con cui ha spiccato il volo.

3) The Promise si annuncia monumentale: tre cd, tre dvd. Canzoni a pioggia, tra cui 21 inediti. Non voglio sprecare altro spazio: dico solo che per i fan l'attesa è quasi messianica. Credo sommessamente che a chi non è fan non gliene importi un accidente.

4) Mentre i precedenti "making of" rimanevano nell'alveo del "cibo per i fans", The Promise sta facendo il giro dei Festival del Cinema: prima il Tiff di Toronto, l'altroieri Roma, tra qualche giorno Londra. Ok, ci può stare: è un documentario, e va nelle sezioni ad esso dedicate.

5) Quel che non ci sta, invece, è il casino mediatico. Parlo della stampa che ho letto, quella italiana. Anzitutto, Darkness (quarto disco di Springsteen) è diventato improvvisamente importante. I fan già lo sapevano, ma la critica ha per una vita definito i due Born (to Run e in the USA) i capisaldi dell'opera springsteeniana. 32 anni dopo, Darkness esce dal dimenticatoio del mainstream e diventa "il capolavoro".

6) Obnubilati dal capolavoro, alcuni si sono fatti prendere la mano. Tra tutti, Mario Sesti, curatore della sezione L'Altro CinemaExtra della Festa. Su Repubblica, leggo che Sesti avrebbe detto a Springsteen, alla presentazione, che le immagini di The Promise sono degne del miglior cinema, e che ricordano i film di Paul Newman e Al Pacino.

7) Springsteen ci ha riso su. E' l'unica cosa da fare.

8) Springsteen è arrivato al red carpet di Roma accompagnato dalle note di C'era una volta in America, di Morricone. Il legame tra i due è noto ai fan. Nella tournèe di Darkness (1978), alcune canzoni erano introdotte da temi presi da C'era una volta il West. Quando Bruce ha suonato a Santa Cecilia (1996) ha incontrato Morricone e pare sia nato un certo feeling artistico. Nel 2003, a San Siro, è salito sul palco mentre nell'aria suonava sempre il tema del West (molti i commossi). Ancora Morricone nei concerti in Italia del 2009. Però ora basta. Il troppo stroppia. L'Italia non è solo Morricone.

9) Conclusione: c'è troppo casino intorno a Bruce. Troppa voglia di far passare per imperdibili prodotti pensati per i veri appassionati. Troppa voglia di farne un santino, di avere a che fare col più grande artista rock vivente che però è anche una cara persona, molto alla mano. Quasi umano. Troppa voglia renderlo un mito inattaccabile, capace di sfornare capolavori a getto (e stupidi noi quando non ce ne siamo accorti, vedi appunto Darkness) (che, secondo me, è un disco di canzoni meravigliose con una resa sonora che le svilisce).

10) Chi scrive ha scoperto Springsteen nell'85, con Born in the Usa. Anzi, no: nel video di We Are the World, confondendolo con Bob Dylan (era il tempo dei Duran Duran, c'era molta confusione in giro). Se dovesse, chi scrive, riassumere quei 25 anni, si affiderebbe ad uno striscione apparso a San Siro il 25 giugno 2003: "Lui è nato per correre; noi siamo nati per corrergli dietro". Ma non per correre dietro a tutte le idiozie che si dicono a riguardo.

PS: post lungo. Me ne scuso, ma sono un po' infastidito.

6 commenti:

  1. l'esercizio critico da parte di un fan è merce rara: lunga vita alla Seconda Arte e al bando la Santificazione e i Mostri Sacri!
    In fondo It's only rock&roll (and I love it)

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  2. Troppo buono. Davvero. Ma adesso ti attendo al varco con Pixies e White Stripes ;)

    PS:(non diceva "... and I like it"?).

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  3. springsteen è un frocio. a me piacciono le belle donne. Cinzia

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  4. Dicevano "I like it". Bel post, in parte condivisibile. Quest'anno sono usciti dei super-prodotti legati a due degli album che amo di più prodotti da due compomenti la mia personalissima Trinità: i dischi sono "Exile" degli Stones e "Darkness" di Bruce (il terzo della trinità è Dylan, of course...). Sono prodotti di super nicchia, che da fan mi fanno impazzire, ma che non meritano tutto questo casino, hai ragione. In più spesso contengono qualche furbata di troppo, con nastri completati a 30 anni di distanza che nulla aggiungono alla grandezza degli autori. Infine, anche a me la beatificazione del Nostro dà un po' fastidio. Ma c'è una spiegazione per tutto questo: il deserto che c'è attorno a questi personaggi. Il deserto di grandi star che ha caratterizzato il Festival di Roma (vedi bel articolo di Caverzan sul Giornale) e il deserto del panorama rock di oggi, ragione per cui si continua incessantemente ad andare a rovistare nel materiale dei giganti dell'epoca d'oro (Beatles, Stones, la meravigliosa bootleg series di Dylan, ecc). Quanto a Bruce, Lui ha un'altra caratteristica: dove trovi in quel modo un altro artista così Vero?

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  5. Concordo sulla Verità del Nostro (mamma mia, che toni biblici). Sul deserto del panorama rock, invece, non sono d'accordo. C'è un'esplosione di artisti in giro: basta solo dare un'occhiata al panorama Indie (il blog di Martchelo è molto utile, a riguardo) per rendersi conto della varietà. Bruce, tra l'altro, appena può ne promuove qualcuno con ospitate sul palco (penso ai Gaslight Anthemns e agli Arcade Fire). Se non ce ne accorgiamo i motivi, credo, sono due:
    1) le radio sono meno libere di un tempo, hanno playlist che danno troppo spesso retta ai soliti noti o alla costruzione commerciale del momento;
    2)nell'epoca d'oro, i giganti portavano avanti una rivoluzione non tanto musicale, quanto sociale. questa era la loro forza. ora che il rock lo studi nelle università, ed è diventato istituzione, quella portata rivoluzionaria si è affievolita. i nuovi sono magari molto bravi, ma non determinano fratture sociali. ecco perché ci si accorge poco di loro

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  6. nononononono, non c'è il deserto, tutt'altro!!!
    tutto è cambiato, non c'è più l'artista-che-piace-a-tutti ma di contro abbiamo a disposizione una scelta ricchissima, variegata, spesso straordinaria per qualità e creatività. Certo tutto ciò richiede uno sforzo, è la musica 2.0, quella che sei tu a dover cercare, perchè se aspetti che sia lei ad arrivare da te al massimo ti ritrovi con Lady GaGa.
    Quanto alle rivoluzioni sociali, beh, non è la musica il problema :)

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