Musica, senza steccati

lunedì 13 dicembre 2010

El Dia del Tango, e una memoria a rischio

Sabato scorso si è celebrato El dia del tango, giornata internazionale dedicata a Carlos Gardel.

Nutro per il tango un'insana passione da quando, un bel po' di tempo fa, ho scoperto Astor Piazzolla. Cioè colui che ha saputo portare una musica da sensualmente popolare, colonna sonora della poetica promiscuità delle tangherìe, al palato del pubblico imbevuto di classica e jazz.

Ma mentre Piazzolla è un mito mondiale, in Argentina il mito è Carlos Gardel, titolare di una fama che forse solo Evita. Ecco perché il giorno del tango cade nella ricorrenza della sua nascita, avvenuta 110 anni fa.

La fama internazionale di Piazzolla, la leggenda che ammanta la figura di Gardel, le numerose iscrizioni alle scuole di questa danza che "esprime in verticale un desiderio orizzontale" e la proclamazione da parte dell'Unesco di essa come "bene immateriale dell'umanità" non porterebbero a pensare all'esistenza di un pericolo di dispersione culturale.

Invece c'è. Del problema si è fatto carico un musicista argentino (di altre origini), Ignacio Varchausky, che ha creato un'associazione no profit, Tango Via, con l'obiettivo di rintracciare in tutto il mondo appassionati del genere, prenderne in prestito i dischi, digitalizzarne il contenuto, restituirli al proprietario.

Messa così, sembra l'amico che ti saccheggia gli scaffali per farsi la discoteca. Invece si tratta di ricostruire una memoria perduta negli anni Sessanta, quando le case discografiche argentine distrussero migliaia e migliaia di dischi perché sugli scaffali c'era da far spazio ad una musica più in voga.

Varchausky, sentito da Emanuele Coen per il Venerdì di Repubblica, afferma di aver recuperato circa 10mila brani, ma che c'è ancora molto da lavorare per ricostruire lo specchio in cui si riflette l'identità argentina. Della quale dà una definizione splendida: "Non ci sentiamo latinoamericani, ma europei nel posto sbagliato, più vicini a Parigi che alla Bolivia".

Parigi è una sintesi, ovviamente. Il tango, dice ancora Varchausky, mescola i violini dei Balcani, le percussioni africane, la habanera, il vecchio tango andaluso. E l'opera di quell'Italia cui mezza Argentina deve le proprie origini.

"Europei nel posto sbagliato". Un'immagine splendida, quasi quanto quella della definizione emblematica del tango: "Un pensiero triste che si balla". E' di Henrique Santos Discepolo (e non di Borges o di Ernesto Sabato, come molti avventatamente dicono).

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