Musica, senza steccati

giovedì 9 dicembre 2010

Tra Walkiria e Franco Mussida, presente (e futuro) della musica

Il mio ponte di Sant'Ambrogio è stato segnato da due eventi musicali. 1. Walkiria, trionfo alla Scala e, prima ancora, tra i ragazzi che hanno assistito alla prova generale; 2. Franco Mussida che chiede di resuscitare pop e rock.

Leggo i due articoli linkati, e mi sento disorientato. Da una parte c'è un meraviglioso interesse da parte dei "ggiovani" per l'opera; dall'altra, un meraviglioso interesse da parte dei "ggiovani musicisti" non per la musica in sè, ma per l'ambiente che il successo di permette di frequentare.

Da una parte, i video pensti dal regista Guy Cassiers come elemento scenografico della Walkiria attirano i "ggiovani" perché sono parte della loro grammatica quotidiana; dall'altra, il video che ospita X-Factor e affini viene accusato di uccidere lo spirito originario del pop e del rock.

Insomma, Walkiria apprezzata dai ragazzi ci dice che la musica vive un presente dalle grandi possibilità future; Mussida ci dice invece che la musica vive un presente dalle fosche prospettive future.

Chi ha ragione? Secondo me, Walkiria. Temo che Mussida sia tradito da una forte nostalgia per tempi in cui l'interesse dei ragazzi per la musica si traduceva, oltre che nell'acquisto di dischi, nel metter su gruppi-del-sabato-pomeriggio-in-sala-prove (oggi si direbbe garage band). Ricordo, a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, la difficoltà pazzesca a trovare due ore libere al Malibù Studio, al Cpm dello stesso Mussida o al Freesound (parlo di Milano) dove andare con gli amici a torturare i classici del rock. Ora mi sembra che quell'ondata sia affievolita, che il fascino di certi templi della musica dal vivo (penso al Magia, obiettivo di tutti quelli che hanno avuto un gruppettino da sbarco, e quando ci arrivavi ti sentivi una rockstar) sia oggettivamente decaduto. Ma ciò significa il tramonto che Mussida dipinge sul Corriere?

E se fosse invece una nuova alba? L'inizio di un'epoca in cui ciò che interessa è la musica a tutto tondo, dove - con l'opportuna capacità di giudizio - Richard Wagner sta insieme ai Muse o ai Negramaro?

A me piace pensarla così.

UPDATE: L'articolo di Mussida deve aver ricevuto valanghe di commenti, e lui ha replicato con un pezzo in cui dice molte cose, tra cui che non ha nostalgia. Materiale per un post futuro.

1 commento:

  1. parto da un presupposto: Mussida mi è antipatico, così fatico a comprendere il mito che s'è creato attorno alla P.F.M. Nostalgia a parte, avete provato a riascoltarli con spirito critico? Dire che sono datati è un eufemismo. Quanto all'articolo io condivido tutto ciò che riguarda i talent show televisivi. Ma il mondo della musica è un'altra cosa, enormemente più vasto e su scala mondiale. Il riferimento alla musica popolare è una cagata pazzesca, soprattutto se pensiamo alla musica popolare italiana. Quella si che è storia, mica il rock che è vivo, e lo è talmente che sfido chiunque a dare una definizione credibile di ciò che è il rock ai nostri giorni.

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