Musica, senza steccati

mercoledì 19 gennaio 2011

Bird: Charlie Parker secondo Clint Eastwood

Un conto sono le colonne sonore, un altro i film che raccontano la musica. Parlare di Clint Eastwood è come fare di suono ed immagine un tutt'uno. Perché il buon Clint da circa 31 anni si occupa anche di colonne sonore (non per Hereafter, pare).



Un suo gran film che racconta la musica è Bird (1988), biografia per lo schermo di Charlie Parker. Sassofonista, inventore del bebop insieme ad un altro manipolo di visionari (Dizzy Gillespie, tra tutti), Parker ha vissuto come in un 'oleografia: geniale e tormentato. Se volete, è un po' oleografico anche il film. Si comincia con un giovane Charlie che partecipa a una jam-session suonando un'avanguardia poco digeribile. Il pubblico non apprezza, il batterista svita un piatto e lo lancia sul palco. E' il segnale inequivocabile di una bocciatura.

Scena successiva: Charlie Parker è già "Bird", suona le sue affascinanti avanguardie e il pubblico impazzisce. Morale un po' scontata: se ci credi, ce la fai. Da lì comincia il racconto struggente di un uomo che - come Mozart, Wagner, Schoenberg, Elvis, i Beatles, Miles Davis - ha scritto nuove regole e le ha fatte applicare, spingendo avanti di una tacca la musica sull'asse della propria storia.

Il racconto cattura, complice una colonna sonora inevitabilmente bella, ricca di tutti i grandi temi del bebop. Non emergono rivelazioni o segreti sconvolgenti: Charlie Parker (interpretato da un sontuoso Forrest Whitaker) appare per quello che i libri sul jazz hanno raccontato. Cioè un genio instradato verso la propria autodistruzione.

Pure, al film non sono mancate critiche. Ne ricordo due, entrambi dei miei vecchi insegnanti di storia e di armonia del jazz. Il primo parlava di un'operazione truffaldina: di ogni brano l'unica cosa autentica era la parte di Parker, mentre le altre erano state eseguite ad hoc. Ovviamente se ne sono accorti solo i puristi.
L'altro docente diceva che Parker non era solo istinto, come appare nel film. Aveva una sua cultura musicale e l'ha teorizzata, anche in qualche manuale.

Critiche che, sinceramente, mi sembrano superabili. Se lo trovate in giro, non perdetevelo. E' un gran bel film, e c'è della gran buona musica.

2 commenti:

  1. Forest Whitaker e' semplicemente divino in questo film. devo recuperarlo in lingua originale.

    Scoperto al liceo grazie al prof di francese appassionato di jazz, io lo trovo meraviglioso

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