Musica, senza steccati

lunedì 24 gennaio 2011

Dance impegnata: Nineteen

04:45 Posted by Igor Principe , , No comments
Dici "musica dance", e certo non le associ la parola "impegnata". Anzi, è tutto il contrario: disimpegno, sfogo, piedi che vanno dove vogliono, cervello che stacca dal mondo, suoni da seguire con il solo istinto.

Poi, mentre salti come un grillo convinto di avere ancora vent'anni (mentre l'affanno ti ricorda implacabile che ne hai quasi il doppio, ed è il caso di allenarsi un po' per non sentirne il triplo), ti ricordi di una canzone. Si intitola Nineteen, è di Paul Hardcastle. La passava Radio Deejay nel cuore degli anni più dance della storia, gli Ottanta. E su Deejay Tv andava a manetta il video.



Dici "musica dance", e pensi alle visioni cosmonautiche di Pump up the volume, al vestito bianco di Saturday Night Fever, al mantra trascinante di Natural Blues. A cose del genere, insomma. Certo non pensi al Vietnam e all'idea di lasciarci le penne a 19 anni. Per quelle cose c'è tanto di quel cinema, e magari Joan Baez o i Jefferson Airplane.

Invece, quel video ti fa smettere di ballare. Il sound elettronico e quel che esso ispira - luci stroboscopiche, palle di specchio, giacche con le spalline, capelli ingellati; insomma, l'armamentario di quegli anni - sono una danza macabra più beffarda di quella del maestro Saint-Saëns. E sono, soprattutto, un unicum: a memoria, non ricordo un brano scritto per passare in discoteca che parli dell'assurdità di morire a 19 anni mentre fai il soldato.

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