Musica, senza steccati

mercoledì 5 gennaio 2011

Di Michael Jackson, e delle canzoni che sai anche se non le hai

06:07 Posted by Igor Principe , , , 1 comment
Si parla abbastanza, in questi giorni, di Michael Jackson. Pruriti di cronaca nera (era già morto prima che chiamassero il 911; è stato ucciso dal medico; etc. etc.) si intrecciano a considerazioni su Michael, il disco postumo.

Non è di questo che vorrei parlare, sia perché non l'ho ascoltato (e ciò basta) sia perché l'idea del disco postumo non mi ha mai persuaso (scetticismo confermato da Made in Heaven, dei Queen). Vorrei invece considerare come Michael Jackson sia presente nella mia vita musicale senza che io gli abbia mai aperto la porta di casa.

E' un curioso fenomeno, che con maggior potenza riguarda anche Vasco Rossi: non ho suoi dischi, ma ne conosco le canzoni. E alcune di esse sono il soundtrack di ricordi preziosi. Liberi Liberi, per esempio, sarà sempre la gita di seconda liceo a Sabaudia e al Monte Circeo.

Per Jackson i ricordi sono ancora più radicati. Bad sono i lunghissimi pomeriggi a casa di Mirko, a scannarci in confronti improbabili: lui fan del pop, Queen ed Elton John su tutti; io springsteeniano ardente. "Meglio i miei", "No, il mio", "Il tuo tira urlacci", "I tuoi sono finti". Un gioco delle parti, perché poi io me li divoravo, i Queen ed Elton John, e lui in fondo Bruce lo apprezzava. Ma era bello sfinirci in un discorso che, alla fine, era come dire: "Mangia di più un pollo o pesa di più il Piombo? Sì, ma il treno va più forte".

Ma torniamo a Jacko. Quel tizio lì, talentuoso e bizzarro, era nelle mie corde da tempo. Da Billie Jean, per l'esattezza. Terza o quarta elementare, una tv in bianco e nero manda un video in cui Jacko, ad ogni passo, illumina la strada su cui cammina. Il giro di basso è stregante, il synth gioca sulle sincopi e ti si piazza nella memoria. Per un bimbo di otto anni già attratto dalla musica è come affacciarsi per la prima volta a una finestra per vedere come è fatto il mondo.

Bene, quella è Billie Jean. Ma la mia preferita è Man In The Mirror, gospel all'ennesima potenza malgrado i suoni sintetici degli anni 80. Lì non ci sono ricordi di epoche, ma c'è un'immagine precisa: guardo Deejay Television, passano il video, e in uno stacco dopo una pausa la musica riprende forza sull'immagine di un'esplosione atomica. Ricordo nitidamente di aver avuto un sussulto. Da allora, quella canzone è mia.

Anche se non l'ho mai avuta.

1 commento:

  1. Igor, ci doni ricordi tuoi personali, anch'io lo faccio parlandoti di "the man in the mirror", cho conoscevo benissimo senza sapere che fosse di Jackson.
    L'ho scoperto anni dopo, ma l'originale non l'ho mai ascoltata.
    Per me è, e resta, una delle canzoni su cui Tuck Andress si diverte di più. E pure io, e un mio amico che, mentre l'ascoltava, mi diceva: "ma tu senti 'sto chitarrista, rifà anche gli urletti...."
    Di che urletti parlasse, non lo so.
    Ma probabilmente se dovesse capitarmi di ascoltare Jackson, direi: "ma tu senti 'sto qua, rifà con la voce gli accordi della chitarra...."
    E' il bello del jazz, bambina.....

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