Musica, senza steccati

venerdì 14 gennaio 2011

Il lavoro musicale

03:36 Posted by Igor Principe , , , No comments
Mi rifaccio a Luciano Bianciardi per ragionare su un'idea: e se studiare musica fosse un'ottima idea per un lavoro sicuro?

La domanda parte da un presupposto: di sicuro, in campo professionale, non c'è più nulla. Tramontate l'idea del posto fisso e quella di godere di un qualsivoglia trattamento pensionistico, la musica non offre forse più prospettive del giornalismo o dell'avvocatura (cito due mestieri verso i quali si continua a sognare con accanimento. Eccessivo)?

A darmi una risposta è un dato: boom di iscrizioni ai licei musicali e coreutici. Un misto di innato ottimismo e istinto di conservazione da parte della specie umana mi obbliga a credere che quella voglia di istruzione musicale superiore non sia dettata da X-Factor e dai talent show. Ma non sono così ingenuo da pensare si tratti di una versione italica dell'effetto Orchestra Simon Bolivar. O solo di esso.

Mi illudo, dunque, di pensare che tanto desiderio di far musica, impararla e magari trarne di che vivere nasca da una ricetta equilibrata, in cui l'idealismo del sogno - essere un musicista - si mescoli al realismo ottimista di chi ne abbia valutato le cosiddette "opportunità professionali". Che sono molte più che in passato.

Intendiamoci, i mestieri musicali sono più o meno gli stessi: suonare, comporre, insegnare. Ma penso ai quattro under 30 italiani chiamati nella YouTube Orchestra; a Michael Giacchino, un premio Oscar a servizio di videogiochi e serie televisive; alla musica per bimbi tra 0 e 36 mesi.

Ecco, penso a quelle tre cose, in cui si esprimono nuove opportunità di suonare, comporre, insegnare. E mi dico che ciò è più forte dei tagli alla cultura, della Scala che chiude e di tutto quel che sembra oscurare l'orizzonte del lavoro musicale. Giri lo sguardo, e scopri che l'orizzonte è illuminato.

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