Musica, senza steccati

lunedì 10 gennaio 2011

Perché Pollock sì e la musica colta no? Azzardo due risposte.

Su Repubblica di sabato due articoli cercano una risposta alla domanda: perché il pubblico va a vedere una mostra di Jackson Pollock e non va ad un concerto di John Cage? In altre parole, perché l'arte contemporanea è apprezzata e la musica contemporanea no?

L'articolo principale è del critico musicale Alex Ross; quello di spalla è di Alessandro Baricco, che al rapporto tra musica colta e modernità ha dedicato un suo bel libro, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Sono pezzi corposi: per fortuna Il Post ha colto il punto centrale di entrambi.

Il tema è complesso. Bisognerebbe parlare dei rapporti tra tonalità e atonalità, confrontare teorie secondo cui tra l'una e l'altra c'è piena continuità con altre che la negano parlando di rottura, capire il contesto storico in cui è nata ed è maturata la musica contemporanea, e perché si è progressivamente distaccata dal pubblico. Baricco, nel libro citato, dà un minimo di elementi per farsi un'idea.

Quanto alle risposte - perché Pollock sì e Cage no? - ne azzardo due. Lo faccio con l'accetta, ché sto andando troppo per le lunghe. Ma lo faccio.

1) questione tempo. Di fronte ad un'opera d'arte contemporanea si tende a comportarsi come davanti alle macchie di Rorschach: guardi, e qualcosa ti viene in mente. Sia essa un "questo lo facevo anche io", sia essa una dottissima elucubrazione su un percorso artistico che va da Giotto a Pollock passando per Pontormo, Vermeer, Cezanne e Klimt. Il punto è che quest'attività può richiederti anche solo 1 secondo. La musica contemporanea chiede più tempo e più coinvolgimento: devi star seduto, ascoltare, concentrarti. Ecco perché alla Modern Tate c'è la coda: al massimo, se proprio quel che vedi non ti piace, concludi velocemente il tuo giro e ripieghi in caffetteria. Da un concerto non si va via se non almeno alla fine del primo tempo.

2) questione assedio. L'arte contemporanea non è assediata dai classici come lo è la musica contemporanea. La produzione di Van Gogh è finita, i suoi quadri sono bell'e che fatti. Mimmo Paladino ha molta più libertà di azione, perché sa che nessuno andrebbe a vedere una mostra di un pittore che si rifà platealmente al citato. Mentre l'arte visiva è quella, e non la riproponi, la musica è per sua natura riproponibile, dal vivo o su disco. Ciò fa sì che la musica contemporanea continui a essere assediata dalla classica, dal jazz, dal rock, dal pop, dalla popolare. In altre parole, da un diluvio di musica tonale, nuova o antica, semplice o complessa, che alle orecchie del pubblico arriva diretta come un treno. La contemporanea è meno immediata, e per arrivare ha bisogno di varie cose: passione, tempo per l'ascolto, magari qualcuno che ti dia un minimo di basi per capirla e goderla.

Mi spiace per Ross, ma temo che mancando quegli elementi la situazione non cambierà.

2 commenti:

  1. Hei, dici poco......
    Paragonare l'arte dello spazio e l'arte del tempo.
    Talmente diversi che qualcuno ha sentito l'esigenza di buttarsi nell'altro mondo.
    Pensavo a quei musicisti che, nella solitudine delle loro case, si mettono a dipingere. Ce ne sono più di quanti si creda.
    Django aveva appeso la chitarra al chiodo, nessuno sapeva cosa facesse nel suo carrozzone. Quando è morto hanno scoperto un sacco di tele nascoste. Dipingeva.
    Cercava la cosa più lontana e diversa dal tormento del suonatore di jazz.
    Si ascolta il musicista mentre suona, non dopo. E lo si ascolta nel tempo che dura la sua musica.
    Un suonatore deve dare tutto e subito, così diverso da un pittore che gioca con lo spazio e nesuno lo guarda mentre dipinge. Se ci mette un giorno o un anno, poco importa, lo si guarderà solo alla fine.
    Anche Miles e anche altri cercavano rifugio e vendetta coi pennelli.

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  2. Federico, non volevo paragonare le due arti, anche perché non ne verrei a capo. Cercavo solo di ragionare da me sul fatto che l'inaugurazione del Museo del Novecento, a Milano, determini code, mentre l'esecuzione di opere di Azio Corghi o di Fabio Vacchi non riscuota altrettanto successo.
    Sul musicista e su quando lo si ascolta, non sono del tutto d'accordo. E' vero, lo ascolti al momento se sei lì con lui; ma poi lo ascolti soprattutto dopo.

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