Musica, senza steccati

mercoledì 26 gennaio 2011

Roberto Vecchioni e i due modi di andare a Sanremo

Per Roberto Vecchioni ci sono due modi di andare a Sanremo: "O snobisticamente, da intellettuale, proponendo una cosa difficile, complicata, quasi a dire quanto sono bravo e chissenefrega se arrivo ultimo. Oppure adeguarsi, ovvero adattarsi allo schema della canzone all'italiana. Mi sono adeguato e e dopo una settimana di pensieri ho scritto di getto un motivo all'italiana".

La dichiarazione è raccolta da Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere di oggi, dove si parla di Chiamami amore, il pezzo con cui Vecchioni gareggerà al prossimo Festival. Ed è una dichiarazione che non capisco. Che diavolo significa "schema della canzone all'italiana"? Strofa, strofa, ritornello, strofa, ritornello?

Davvero, non capisco. Se guardo a un minimo di storia del Festival, vedo che due canzoni italianissime e famosissime - Vita Spericolata (1983) e Donne (1985) - arrivarono rispettivamente penultime e ultime. Se guardo al Sanremo dell'ultimo decennio, vedo l'evento televisivo dominare su quello musicale, che pure non manca di offrire qualche chicca. Due tra tutte, nei miei gusti: Rospo, Quintorigo; Ricomincio da qui, Malika Ayane.

Non capisco, e provo a immaginare che Vecchioni sottintenda un richiamo al Sanremo del 1967, quello di Luigi Tenco. Cioè, quello in cui Luigi Tenco si uccise dopo che la sua Ciao amore ciao non si qualificò per la finale. La vulgata parla di una canzone troppo "alta" per poter essere apprezzata da un pubblico che, quell'anno, premiò la coppia Claudio Villa-Iva Zanicchi.

Ma è un'ipotesi che non mi piace. Rimane un fatto: non capisco. Per me un artista non deve elaborare tattiche. Deve esprimersi. Punto. Celentano, per esempio, lo fece nel 1970 proprio al Festival con una canzone dalla metrica quantomeno bizzarra: Chi non lavora non fa l'amore.

Per la cronaca: vinse.

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