Musica, senza steccati

lunedì 21 febbraio 2011

Chiamami ancora amore: una canzone all'italiana

Chiamami ancora amore è una canzone all'italiana. Non lo dico io, lo ha detto Roberto Vecchioni qualche settimana fa in un'intervista al Corriere della Sera. Con quella canzone all'italiana ha vinto il 61esimo Festival di Sanremo. Non so dire - e non sta a me dirlo - se sia una vittoria meritata: del Festival ho ascoltato poco.

Però, sulla base di quanto dichiarò al Corriere, deduco che Vecchioni abbia vinto giocando di tattica. Ha scritto una canzone perfetta: testo toccante, con due o tre frasi pronte per essere scritte sul diario; musica impeccabile; interpretazione sentita; tema eterno (ah, l'amore). Una canzone tattica, e per nulla innovativa. Anzi, quasi una copia di una sua canzone del 2002 (Storia e leggenda del lanciatore di coltelli).

Ora, non voglio fare della sociologia spicciola, ma se ci rifletto un attimo mi dico che quella canzone è lo specchio di un paese fermo al palo, rassicurato dai consueti schemi e incapace di portare gli innovatori alla ribalta del grande pubblico. A meno che non si voglia considerare innovatore Raphael Gualazzi, vincitore tra i giovani con un tipo di musica che nasceva negli Usa alla fine del secolo XIX (inciso: meraviglioso Morandi nel chiamare "il tuo amico musicista" un trombettista di fama internazionale qual è Fabrizio Bosso).

Insomma, la solita storia. Nel 1958 Modugno rivoluzionò il Festival e la canzone con Nel blu dipinto di blu, che identifica l'Italia nel mondo. Nel 1970 Celentano e la Mori vinsero con Chi non lavora non fa l'amore. Due canzoni che le ascolti oggi e ancora ti stupisce il carico di novità di cui sono capaci. Siamo fermi lì.

Post scriptum: Vecchioni mi continuerà a piacere sempre. Per Luci a San Siro, per Le lettere d'amore. E per i Barbapapà, trait d'union tra me e i miei figli, che dopo cena non mi danno pace se non gli metto il dvd. "Tu li vedi trasformare, come gli vaa..."

2 commenti:

  1. Appunto n.1: la canzone è un "plagio" di una canzone dell'album di Vecchioni "Di rabbia e di stelle", di cui non ricordo però il titolo.

    Appunto n.2: il fatto che vi sia la parola amore non implica che il pezzo sia la classica canzone d'amore sanremese. E' un testo poetico, ma fortemente politico. E' l'antitesi del testo da Sanremo cui siamo abituati.

    Appunto n.3: Il "prof" è ben più di Luci a San Siro e Le lettere d'amore. Consiglio l'album "Di Rabbia e di Stelle"

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  2. Non mancherò di ascoltare "Di rabbia e di stelle". Quanto al testo: ok, non è il solito "cuore-amore". Ma lo vedo meno politico di quanto lo veda tu.
    Infine, lo so che il prof è molto più di quelle due canzoni. Il prof è uno dei pilastri della canzone italiana. Non leggere questo mio post come una critica a lui, sulla cui bravura non discuto. Se c'è una critica è alla situazione generale.

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