Musica, senza steccati

lunedì 14 febbraio 2011

Chiude il Teatro Smeraldo, apre Eataly

Il Teatro Smeraldo di Milano chiuderà. Al suo posto arriva Eataly. Lo scrive il Corriere della Sera, sul quale è possibile ricostruire la sconcertante vicenda di cui lo Smeraldo è, suo malgrado, protagonista dal 2006 (prima la crisi, poi la certezza della chiusura). Suo malgrado, perché la fine non è colpa di una cattiva gestione dei suoi impresari, ma di un Comune che non ha saputo gestire come si deve una gara d'appalto.

Il patron dello Smeraldo, Gian Mario Longoni, molto serenamente, non fa storie ma pensa solo a riaprire il teatro da qualche altra parte (magari a trasferirlo agli Arcimboldi). E a ben vedere, si possono indovinare alcuni motivi per cui, alla fine, la sua chiusura non è così drammatica. Anzitutto, non chiude perché il pubblico non ci andava, ma perché non era più in condizione di andarci. La voglia di Smeraldo non è scemata.

E poi perché al suo posto aprirà Eataly, impresa meritoria, e non l'ennesimo inutile negozio di vestiti.

E poi.. e poi basta: qui si chiude l'edulcorazione. Rimane la tristezza per la chiusura di un teatro storico, particolarmente vocato alla musica. Nei miei ricordi rimarranno due o tre strepitosi concerti di Paolo Conte, l'ultima tournèe di Fabrizio De Andrè (a lato il biglietto, che conservo tra le cose più care), il trio di Keith Jarrett, i Chieftains, un concerto a sorpresa di Fabio Concato (me lo regalò mia moglie, a cui piace, e fu una delle nostre prime uscite insieme). E ricorderò per sempre la cinquantina di persone, tra cui il sottoscritto, con le orecchie incollate alle porte di sicurezza che danno su viale Monte Grappa. Noi fuori, e dentro Springsteen. Fu emozionante, comunque.

Quanto ai parcheggi, è l'ennesimo sintomo di come l'Italia tratti i propri beni culturali. A Pompei, l'incuria; a Milano, l'incapacità di trattare un appalto come si deve. Vicende come questa mi confermano che il problema non è di fondi alla cultura, ma di cultura e basta.

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