Musica, senza steccati

martedì 8 febbraio 2011

Latino-americana: non solo salsa e merengue

Bacalov e i profumi della gaiezza latino-americana.  Si intitolava così la serie di tre concerti che Luis Bacalov (noto ai più per la colonna sonora del Postino, premiata con l'Oscar) ha tenuto all'Auditorium di Milano con l'Orchestra Verdi. In programma: la prima assoluta di un concerto per pianoforte e orchestra dello stesso Bacalov; Estancia, di Alberto Ginastera; Sensemayà, di Silvestre Revueltas; El Salon Mexico, di Aaron Copland.

Un programma che dice molto di cose di cui poco si sa. Una tra tutte: la musica-latino americana non è solo salsa e merengue.

Guardando ai suoni di quel continente si è vittime di riflessi pavloviani. Complice la diffusione di scuole di danza e di locali a tema, si sta radicando l'idea che ai Caraibi ci siano solo salsa e merengue, in Brasile samba e bossa nova, in Argentina solo il tango, in Messico solo chitarre e ai-ai-ai-ai!

La realtà è diversa. Non si può negare che quanto sopra sia il biglietto da visita con cui quei Paesi si presentano al mondo in ambito musicale. Ma limitarsi ad essi sarebbe come dire che in Italia c'è solo la tarantella, o in Francia la chanson.

Non solo salsa e merengue, allora. Ma cos'altro? Il choro, per esempio, radicatissima nella cultura popolare brasiliana; o la zamba, diffusissima tra Argentina, Uruguay e Bolivia. Per non dire dell'habanera. E questo solo per stare al repertorio, diciamo così, folk.

C'è poi un universo di suoni che riguarda il repertorio cosiddetto colto, che da quelle suggestioni ha tratto pagine bellissime. Il programma del concerto di Bacalov ne è un esempio: basti pensare allo statunitense Copland ispirato dai colori del Messico. Penso anche a Ignacio Cervantes e alle sue danze cubane.

Insomma, un mondo da scoprire. A cominciare, magari, dall'argentino Alberto Ginastera. Sotto c'è un frammento di Estancia: suona l'Orchestra Simon Bolivar, diretta da Gustavo Dudamel.

0 commenti:

Posta un commento