Musica, senza steccati

venerdì 4 febbraio 2011

Mo' Better Blues: il jazz secondo Spike Lee

04:25 Posted by Igor Principe , , , 1 comment
Dopo Bird, un altro film con cui farsi un'idea del jazz è Mo' Better Blues, diretto da Spike Lee. Non c'è alcunché di autobiografico, anche se pare che la storia del protagonista (Denzel Washington) sia ispirata alla vita di Cole Porter. Eppure, l'unico jazzista espressamente richiamato in alcune scene è John Coltrane.

Comunque, il film racconta la vita di Bleek Gilliam (Washington) e del suo quintetto, piuttosto in auge sulla scena newyorchese. E di tante altre cose:

- Il talento. Prima scena: il piccolo Bleek, invece di andare a giocare a baseball con gli amici, è costretto dalla madre a esercitarsi con la tromba. Lui dice di odiarla, ma la suona. Seconda scena: Bleek è adulto, suona in un locale e tutti lo osannano. Pensi: ecco, aveva ragione la madre. Invece, aveva ragione lui.

- Lo studio. Aveva ragione Bleek perché puoi studiare quanto vuoi, ma il talento è altro. In una scena, una delle due bellissime donne che si contendono il nostro gli piomba in casa nell'ora dedicata all'esercizio. Lui non ne è felice, e le dice una cosa tipo: "se voglio combinare qualcosa, devo organizzarmi". Alla fine prevale la disorganizzazione di un amplesso. Ma il punto è che Bleek sa di non essere all'altezza del suo rivale (anche in amore) Shadow (Wesley Snipes), il sassofonista. Quello che suona da dio, e senza aver bisogno di troppo studio. Quello che cerca di far le scarpe a Bleek.

- Il razzismo. C'è, ma al contrario. Il batterista ha una donna. E' francese, è bianca. Il gruppo tenta di isolarla. Lui la porta ad una prova, e loro insorgono: "lo sai che nelle prove le donne non sono ammesse". "Lo dite solo perché è bianca". E via alla rissa, che si chiude a risate con foto di bellezze nere attaccate agli specchi al grido di "queste sì che sono donne!".

- New York. C'è, ma è quella di Brooklyn. Un posto bellissimo.

- L'amicizia. Spike Lee interpreta anche il manager di Bleek. E' divorato dalla malattia del gioco: scommette anche le mutande, continua a perdere, è indebitato fino al collo. Una sera vengono a prenderlo per gonfiarlo di botte. Bleek lo difende, e le botte le prende lui. Si rompe le labbra, per mesi non può suonare. Poi riprende, torna sul palco con il gruppo, di cui ora Shadow è il leader e la fanciulla di cui sopra la cantante. Bleek suona, ed è un fiasco. L'amicizia ha distrutto una carriera.

- L'amore. Bleek esce dal locale in lacrime, e corre dalla sua fidanzata storica, mentre la fanciulla di cui sopra continua a cantare, felice di essere arrivata dove voleva. Lui chiede alla sua bella di salvargli la vita, lei resiste. Poi cede. Seguono nozze e figli. Viva la vita, e in culo il jazz.

- La musica. Gli attori fingono di suonare cose che, in realtà, sono eseguite dal quintetto di Brandford Marsalis. Ed eseguite benone.

- L'antisemitismo. I gestori del locale in cui suona il gruppo (intrpretati dai fratelli John e Nick Turturro) sono ebrei e tirchi. La cosa suscitò polemiche; ridicole, secondo me. Di antisemitismo non c'è traccia.

Per tutte queste cose, è un film che consiglio di rintracciare. Questo è il brano che gli dà il titolo.

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