Musica, senza steccati

mercoledì 9 febbraio 2011

A Parigi, Mozart compone il futuro

03:52 Posted by Igor Principe , , No comments
Nel maggio del 1778 Wolfgang Amadeus Mozart è a Parigi. E non ci si trova bene. Ma questo non gli impedisce di esprimere il proprio genio. Anzi, il malessere sembra ispirarlo.
Nella capitale francese compone la Sonata in Fa maggiore K 332. Ma potremmo dire che compone il futuro. Mozart non si inventa nulla di particolarmente complesso (è letteratura per pianoforte che si può serenamente affrontare dopo 2 o 3 anni di studio), ma in due punti anticipa prima l'Ottocento, poi il Novecento.

Tutto questo non lo dico io. Lo dice Cesare Picco nel suo blog, di cui ho già parlato. Ora, non è che ogni volta in cui Picco pubblicherà un post io lo riprenderò. Sarei tentato di farlo, perché gli spunti sono sempre interessanti; ma non sarebbe onesto. Però questa volta non ho potuto trattenermi, anzitutto perché quando qualcuno riesce a divulgare cultura in modo piacevole e originale, merita che lo si segnali. (consiglio sottovoce: perché, caro Cesare, non tieni un corso di storia della musica? Ci sarebbe la coda per ascoltarti).

E poi perché mi suggerisce una domanda: quanto si crea dal nulla, e quanto si copia? Sì, l'ho messa giù brutale, ma è questo che mi chiedo dopo aver visto il video post di Picco e aver riascoltato bene quella Sonata. L'anticipo di due epoche, si diceva. L'orecchio attento riconoscerà, ad un certo punto, l'incipit de La donna è mobile; quello ancor più attento, il giro armonico de Le foglie morte. Una delle arie che segna l'Ottocento; uno dei brani che marchia il Novecento (non solo la canzone popolare francese, ma anche il jazz).

Picco - mi pare – propende per l'idea della copia: Verdi prima, e Kosma poi, hanno ripreso quei frammenti e li hanno fatti propri. Io, francamente, non lo so. Forse preferisco stupirmi davanti alle infinite possibilità della musica, all'idea che una melodia sonnecchi per uno o due secoli prima di svegliarsi con addosso un altro vestito, il frac della lirica o il maglione nero dell'esistenzialismo, e riproporsi alle orecchie del pubblico. O forse preferisco sbalordirmi cullandomi su una follia: immaginare che Mozart, genio supremo, sapesse già tutto. E che, coscientemente, avesse scritto quei passaggi sapendo quanto futuro vi fosse dentro.   

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