Musica, senza steccati

lunedì 28 marzo 2011

Bach, Bahrami, Chailly: la classica sbancherà ancora?

04:58 Posted by Igor Principe , , , 2 comments
E' stato pubblicato da poco, e solo per l'Italia, un cd con i cinque Concerti per pianoforte e orchestra di J.S. Bach. Il solista è Ramin Bahrami, il direttore è Riccardo Chailly, l'orchestra è il Gewandhaus di Lipsia. C'è da chiedersi se anche questo disco sbancherà le classifiche del pop come ha fatto il precedente lavoro di Chailly con l'ensemble tedesco, la Rapsodia in Blue (più altro) con Stefano Bollani al pianoforte.

Potrebbe capitare. Oltre alla presenza di due degli stessi ingredienti della precedente, fortunata formula, altri elementi fanno supporre che si sia sulla stessa strada.

Uno è Ramin Bahrami. Siamo agli antipodi da Bollani: questo jazza anche i Puffi, quello è un integralista bachiano  che, se suona Mozart o Chopin, prova rimorsi da scappatella (come dice in questa intervista da Fazio). Tuttavia, Bahrami è con Lang Lang il pianista di punta di questi tempi. L'impatto mediatico è minore, ma aver sfidato, senza uscirne perdente, il sommo Glenn Gould con le Variazioni Goldberg gli ha dato un certo lustro anche oltre la cerchia della classica. Insomma, il nome è di indubbio richiamo.

L'altro è J.S. Bach. Come Gershwin, è un autore da riscoprire. Lo ripeto per chi non abbia capito bene: è un autore da riscoprire. Lo so, sto parlando di uno dei massimi geni artistici della storia umana. Uno di quelli che sposta in avanti l'asticella della storia rinnovando le leggi in vigore e obbligando i posteri a seguirle. So tutto questo. Tuttavia, credo dovrebbe essere conosciuto più di quanto sia.

Anche Bach, infatti, subisce lo stesso servizio toccato ad altri tre giganti, e cioè aver scritto milioni di note ed essere universalmente conosciuto per non più di cinque di esse. Uno è Mozart: Eine Kleine Nachtmusik. L'altro è Beethoven: Sinfonia n. 5. Quindi, Verdi: Va' Pensiero. Aggiungo per eccesso di puntiglio, rispettivamente: Sinfonia n.. 40, Per Elisa, La Donna è Mobile. Idem per Bach: Toccata e fuga in re minore. Il resto, è buio totale.

C'è altro, ed è così tanto è che quasi impossibile parlarne. Ma se un direttore come Chailly ne parla come di qualcosa di inaffrontabile, per un giovane musicista; se un jazzista come Jacques Loussiers e un contemporaneo come Cesare Picco ne cavano riletture intriganti; se in un celebre saggio viene affiancato al matematico Goedel e al pittore Escher per le implicazioni matematiche della sua musica; se un suo frammento finisce addirittura nella compilation classica di Fabio Volo; insomma, se tutto questo, allora su Bach bisogna lavorare di divulgazione.

Ecco, la matematica, odiata dai più spesso grazie ad insegnanti incapaci di insegnarla senza indugiare in aridità. Allo stesso modo credo funzioni per Bach. O almeno, questa è la mia esperienza: quando studiavo le Invenzioni a due voci mi sentivo sotto tortura, come quando dovevo cercare di capire (invano) integrali e derivate.

Poi un giorno ho ascoltato questa cosa qui, e mi sono commosso. E pure un po' arrabbiato: dov'era questo Bach quando mi toccava studiarlo?

PS: ho scritto un po' tanto. Scusate, ma dopo tre giorni di silenzio ne avevo gran voglia.

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