Musica, senza steccati

martedì 15 marzo 2011

Il Discorso del Re scritto da Beethoven

03:00 Posted by Igor Principe , , , 2 comments
Il Discorso del Re è il film del momento. La storia è nota: Giorgio VI diventa re d'Inghilterra dopo l'abdicazione di Edoardo VIII, pazzo d'amore per Wallis Simpson. Il neo sovrano è tutto tranne che felice: la balbuzie gli impedisce di tenere discorsi pubblici senza inciampi carichi di doloroso imbarazzo. Un eccentrico attore australiano, sedicente logopedista, lo aiuterà a superare il problema. Giorgio VI diventerà un simbolo di resistenza, faro di luce cui il popolo inglese guarda durante il buio della Seconda Guerra Mondiale.

La scelta della colonna sonora è, se vogliamo, un po' ruffiana. Sfruttando la cornice aristocratica e il pedigree dei personaggi, a farla da padrone è la musica classica. Dopo un commento sonoro iniziale abbastanza irrilevante, e comunque di stampo classico, emergono i giganti. Uno è Mozart (Overture delle Nozze di Figaro e Concerto per clarinetto; di questo, almeno, il primo movimento e non il secondo); l'altro è Beethoven.

Del buon Ludwig si ascoltano il Concerto per pianoforte n. 5, "Imperatore" e l'Allegretto (secondo movimento) della Sinfonia n. 7. Quest'ultimo è il tema centrale del film poiché accompagna, appunto, il Discorso del Re, cioè il primo discorso che Giorgio VI tiene al popolo inglese, via Bbc, dopo l'inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Anche qui, se vogliamo, la scena è costruita in modo ruffiano. Chiusi in uno stanzino ci sono il sovrano, il logopedista e un microfono. Mentre il primo parla, il secondo lo dirige: gli dà gli attacchi, le pause, il ritmo. Sotto, intanto, scorre l'Allegretto. Non c'è alcunché di innovativo, in questo tipo di cinema. Eppure l'emozione è lì che ti si siede in braccio.

E la stessa emozione ti resta accanto anche dopo, quando a freddo ci ripensi e ti inventi una giustificazione poetica per quella scena. Entrambi, il Re e Beethoven, avevano un problema piuttosto serio: uno la balbuzie, l'altro la sordità. Affratellati nella sventura, il sovrano e il musicista celebrano la parentela nella scena clou del film. Non poteva che essere un sordo, insomma, a scrivere in musica il discorso di un re balbuziente, regalandogli un aforisma: "Solo attraverso la sofferenza si può giungere alla gioia".

2 commenti:

  1. Nel libro da te più volte citato, si dice anche che non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla.
    E tu, caro Igor, che di storie ne hai, certe volte le crei. Storie, non giustificazioni.
    E' da quando ho visto il film che ti stavo aspettando. Non c'erano dubbi su un tuo post a proposito del secondo movimento della settima del grande Ludovico van.
    E ci hai creato una storia sapendo di avere qualcuno a cui raccontarla.
    In realtà, per chi ti conosce, non c'erano bisogno di storie, bastava l'allegretto per capire.
    Dico tutto questo perchè, lo sai, non son riuscito (come probabilmente te) a sentire una sola parola del discorso finale del film.
    C'era il secondo movimento della settima. E basta. Sordi o balbuzienti, poco importa.
    Nessuna sofferenza e nessuna gioia; solo un atto d'amore.

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  2. Il film va rivisto. come te, anche io non ho capito un acca del discorso finale.

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