Musica, senza steccati

venerdì 11 marzo 2011

Tagli al Fus: ma Tremonti è marxista?

01:15 Posted by Igor Principe , , , No comments
Il mondo delle arti e della cultura è in rivolta per il congelamento di 50 milioni di euro destinati al Fus, il Fondo unico dello spettacolo. Uno strumento pessimo e indispensabile. Pessimo perché nessuno ne ha mai capito i criteri di  funzionamento, genericamente sintetizzati nell'efficace immagine della pioggia; indispensabile, perché in un sistema come quello italiano, dove il finanziamento pubblico alla cultura è centrale, senza Fus non si va da nessuna parte.

Possiamo star qui a discutere ore di riforme del Fondo, e in generale di filosofia del finanziamento della cultura. Io, per esempio, ammiro molto la defiscalizzazione degli investimenti in cultura diffusa nei paesi anglosassoni (ovvero: finanzi un museo, un'orchestra, un circo, un circolo filologico e io, Stato, detraggo quella somma dal tuo imponibile facendoti pagare meno tasse). Ma sono consapevole che ciò non sia una panacea, come dimostra un articolo del Giornale della Musica sulla chiusura delle orchestre regionali negli Stati Uniti. Il giudice finale, insomma, rimane il pubblico.

Tuttavia, questo accanimento del governo su cultura e università mi lascia senza parole. Non sono mancati, sui giornali, i retroscena su consigli dei ministri in cui Bondi e la Gelmini rimbalzavano contro il muro di gomma eretto da Tremonti a difesa delle italiche finanze, al grido di "primum vivere, deinde philosophari". D'accordo, il pragmatismo è necessario per far quadrare i conti. E la situazione che ha descritto ieri il ministro dell'Economia ad Annozero, si condivida o meno, è oggettivamente preoccupante. Pure, non riesco a credere che essa legittimi una scure tanto violenta sul quel philosophari, che è centrale per l'economia italiana.

Quella scure non si giustifica per due ragioni. Anzitutto, perché sembra che la fucina di sprechi sia solo nell'ambito culturale. Il che non è vero. E se anche lo fosse, non è con la mannaia che risolve il problema ma con una seria politica culturale di riforma sia del finanziamento pubblico agli enti culturali e sia dello stesso Fus (certo, se ci fosse un ministro in carica sarebbe meglio). In secondo luogo, perché la scure esprime l'inconsapevolezza di quel che siamo. E' inutile girarci intorno: l'Italia è anzitutto paesaggio, cultura, arte, design, musica, turismo. Certo, non manca l'ossatura industriale, dove spiccano eccellenze riconosciute a livello mondiale. Però noi siamo cultura, che non è una padellata di aria fritta, ma carburante per l'economia. E non lo dico io, ma un tale Richard Florida, che a queste cose ha dedicato un brillante saggio: L'ascesa della nuova classe creativa.

Insomma, la conoscenza e l'immaterialità sono la spinta per stare tutti meglio. Invece no, qui si continua a pensare che la stabilità dei rapporti economici esistenti - con l'aggravante dell'incapacità di pensarne di nuovi, basati proprio sullo scambio della succitata immaterialità - venga prima di tutto il resto. Si pensa ancora in termini di struttura e sovrastruttura. Si pensa come Marx, Carlo Marx.

Se le cose stanno così, allora ha ragione Berlusconi: i comunisti esistono, eccome. Lui è il primo, e Tremonti il secondo.

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