Musica, senza steccati

mercoledì 20 aprile 2011

20 aprile 2001: Giuseppe Sinopoli

Il 20 aprile 2001, dieci anni fa esatti, moriva Giuseppe Sinopoli. Stava dirigendo l'Aida a Berlino quando si accasciò pesantemente sul podio. Fu condotto immediatamente in ospedale, dove poche ore dopo si spense.
Su questo pezzo d'archivio del Corriere della Sera c'è la cronaca di quanto accadde. 

Di quei giorni ricordo la frequenza con la quale la scomparsa di Sinopoli fu iconizzata come "la morte che ogni musicista vorrebbe per sé". E' un'immagine faustiana, e fastidiosa. Vorrei sapere se davvero tutti gli artisti desiderino trapassare mentre sono occupati a fare il proprio mestiere. Di mio, lo troverei inopportuno; chiederei invece di andarmene non solo il più tardi possibile (Sinopoli aveva 54 anni; credo che nessun tipo di "bella morte" sia tanto bella da giustificare un addio tanto prematuro), ma anche facendo qualcosa di alternativo alla mia professione. Penso a Carlo Maria Giulini, altro grandissimo direttore d'orchestra. Se n'è andato che aveva 91 anni. Era un appassionato di calcio. Ecco, mi piace immaginarlo seduto in poltrona, che saluta la vita al 71esimo di un Chievo-Juventus.

Tornando a Sinopoli, ogni volta che leggevo di lui restavo di sasso. Non si perdeva l'occasione di ricordare il suo eclettismo: psichiatra, direttore d'orchestra, archeologo con specializzazione in Egittologia. E resto di sasso anche oggi, dopo aver scoperto che il suo titolo di studio ufficiale era quello di medico, e che gli studi in Conservatorio, pur con tutte le specializzazioni del caso (di cui è ricca la sua biografia), non portarono mai al diploma finale. Un curriculum sbilenco, con una laurea presa per passione e un mestiere studiato sul campo e mai formalizzato (e, se non ricordo male, una seconda laurea in archeologia che avrebbe raggiunto il giorno successivo a quel 20 aprile 1991, quando era fissata la discussione della tesi. Ma su questo punto potrei sbagliarmi). 

Forse la grandezza di Sinopoli - che non so giudicare sotto il profilo musicale - era anche in una vita di eccellenza, ma segnata da una normalità comune a molti. A quanti è capitato di aver fatto un mestiere che non c'entrava con i propri studi? 

Insomma, Sinopoli emanava il fascino del genio eclettico. E' stato questo, credo, l'elemento che una volta mi condusse alla Scala per sentirlo dirigere la Quinta di Gustav Mahler; e non l'essere il boemo tra gli autori con i quali, dicono i critici, rendeva al meglio; e nemmeno l'essere il quarto movimento di quella sinfonia tra le cose più belle della musica, e tra le più note. 

Fu una gran bella serata.  




1 commento:

  1. Perciò da quegli stupidi degli italiani tutti presi dal titolo di studio così odiato. Eppure quelli che lo criticavano presero possesso dell'università italiana all'inizio degli anni '80, diventando direttamente ordinari, senza pubblicazioni, con solo una laurea, senza i dottorati che ci siamo dovuti giustamente sorbire noi dopo, ma con la tessera pci o dc. Questa è non l'Italia ma sono gli... italiani.
    Gianfranco Longo (gianfranco.longo@uniba.it)

    RispondiElimina