Musica, senza steccati

lunedì 11 aprile 2011

Bob Dylan in Cina: scelta artistica o codardia?

05:24 Posted by Igor Principe , , , , 3 comments
Sta facendo discutere molto la scaletta del concerto con cui Bob Dylan ha suonato per la prima volta in Cina. Si parla non tanto di quel che c'era, ma di quel che non c'era: Blowin' in the wind, The times they are a-changin'. Cioè le canzoni che fanno di Dylan l'icona del cantautore contro (contro il potere, le convenzioni, i conformismi, etc.). La critica più violenta è di Maureen Dowd, che dal New York Times scortica Dylan dandogli dell'idiota.

D'istinto le ragioni di mrs. Dowd sembrano più che valide. Ma come, Bob, proprio tu che hai incendiato il mondo ti pieghi così di fronte al moloch emergente, senza nemmeno provare a ricordare ai signori di Pechino che esistono cose chiamate "diritti dell'uomo" di fronte alla tutela dei quali politica ed economia devono sempre retrocedere? Sei un codardo! Ritirati nel Minnesota, da dove vieni, e limitati a far la conta dei dollari accumulati.

Di ragione, però, qualcosa non quadra: e se fosse scelta artistica, e basta? Se fosse che Dylan si è rotto l'anima di suonare le due canzoni più "politiche" della sua produzione? Se fosse che per la prima volta in Cina avesse deciso di presentarsi senza ovvietà? Se fosse che crede ancora in quanto dichiarò pochi anni fa, e cioè di averne piene le scatole della controcultura (lo dice in Chronicles, la sua autobiografia).

Aggiungo a questi "se" anche un altra considerazione, emersa dalle chiacchierate musicali con Martchelo. Riguarda la musica e il testo, e chi viene prima o dopo. Lui dice "prima la musica, il testo non conta", io dico che il "testo conta, ma che è inevitabilmente la musica a colpirti prima". Bene, pare che in platea al concerto cinese di Dylan ci fossero duemila burocrati di partito. Mi chiedo: tutti costoro conoscono a menadito i testi del menestrello di Duluth? E, indovinandone la portata accusatoria, si sarebbero sentiti chiamati in causa?

Alla fine, mi sembra che Dylan abbia fatto la cosa più anticonformista possibile: offrire un concerto non scontato. Anzi, è andato oltre. Davanti ai cinesi, potenza economica emergente, ha tenuto uno spettacolo intonato al mood, uno show patinato come i grattacieli sbarluccicanti delle metropoli cinesi contemporanee.

Questa sì che è critica sociale.

3 commenti:

  1. Erasmo De Meo (erasmo.demeo@tiscali.it)11 aprile 2011 05:43

    Finalmente qualcuno che nel marasma della rete ignorante ha capito che Dylan non è più quello di quarant'anni fa. Mi piace la tua analisi, il fatto è che Dylan quante volte realmente canta The Times They are changin e Blowin in the wind? Poche. E tutte le altre canzoni? non sono protesta? cos'è la protesta per tali giornalisti? siamo di nuovo negli anni 60? A questo punto dovrebbero arrabbiarsi ogni volta che non le canta e non solo quando và in cina. Chi del resto non ha bisogno di quelle canzoni?

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  2. macchè scelta anticonformista, lui suona ovunque. 'sta menata che dylan sia il simbolo di qualcosa è datata e sbagliata. le canzoni da escludere sono state imposte, a lui evidentemente non gliene frega niente e avrà straziato i cinesi col suo lamento nasale senza badarci più di tanto.

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  3. ragazzi ma Bob Dylan non suona Hurricane dal giorno in cui Rubin Carter fu scarcerato.
    Anche The Times They Are a-Changin' è una vita che non la fa....

    ps: a me piace il suo straziamento nasale...

    DYLAN FOREVER

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