Musica, senza steccati

giovedì 14 aprile 2011

Franco Cerri: prima l'uomo, poi il musicista

07:33 Posted by Igor Principe , , 2 comments
Pochi giorni fa è uscito sul Corriere un bell'articolo di Paolo Di Stefano su Franco Cerri. In molti lo ricorderanno come protagonista dello spot di un detersivo: faceva l'uomo in ammollo. Ma prima di tutto, Cerri è un pilastro del jazz, europeo e mondiale. Suona la chitarra, e l'ha fatto con tutti i più grandi (bastino questi nomi: Billie Holiday, Django Reinhardt, Dizzy Gillespie, Chet Baker). Ha ottantacinque anni, e sta per pubblicare un nuovo disco con la Map.

L'articolo e il video di Corriere.it (per inciso, ottimo esempio di integrazione tra diversi media) rendono Cerri nel modo più autentico possibile. Lui è davvero così, elegante e discreto, insicuro perché "la troppa sicurezza fa sgambetti". E dico davvero perché - per una volta, indugio nel memorialismo - l'ho conosciuto e un po' frequentato.

Nel 1996 ho frequentato la Civica Scuola di jazz di Milano. Il mio insegnante di strumento (Sante Palumbo, pianoforte) mi segnalò per una classe di musica d'insieme. Dovevo accompagnare un coro in Beautiful Love, e Cerri guidava il gruppo.

Non dimenticherò mai la serenità con la quale riusciva a trasferire la propria sconfinata preparazione, a suggerire armonizzazioni, a dettare fraseggi, a rendere il mood che voleva il brano esprimesse. Ma soprattutto, non dimenticherò mai una frase che mi disse alla fine della prima lezione: "Hai suonato bene. Ma ricorda: prima c'è l'uomo, poi il musicista".

Detta così, può sembrare soltanto un monito. Come a dire: non credere di essere Keith Jarrett, devi mangiarne di polvere. Ma è ben altro. E' un faro nella notte, un principio del saper stare al mondo. In un ambiente che non mi persuase - una volta dichiarai di ascoltare Paolo Conte, e gran parte dei miei compagni di corso mi guardò come se venissi da Plutone - la frase di Cerri, per me che al tempo avevo 23 anni, fu il modo per capire molte cose. Anche che la vita del musicista non rispondeva all'idea di me come uomo.

Prima l'uomo, poi il musicista (oggi vale con giornalista). E' una delle poche cose di cui sono sicuro.

(Primo e ultimo post con notazioni tanto personali. Da domani, si torna alla normalità).

2 commenti:

  1. Ho incrociato Cerri in studio di registrazione (che è stato anche il mio) qualche settimana fa.
    Mi ha lasciato partecipare alle decisioni dell'ultimo giorno, coinvolgendomi pure, da uomo prima che da musicista.
    Ma il ricordo più singolare è di una ventina d'anni fa. Io suonavo Blues elettrico/rock, e come tutti i gruppi, avevamo sparso cassette-demo ovunque. Un giorno ci telefona Cerri, aveva ascoltato la cassetta (chissà come) e voleva conoscerci.
    Complimenti e parole sulla musica e un po' su tutto, così... in dono.
    Insomma, lui era già Cerri e io ero già nessuno, mi ha regalato il suo disco (en souvenir de Milan) dicendo di proseguire così.
    Una lezione.

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  2. Esatto. Una lezione, perché Cerri è un maestro (e non mi riferisco al titolo di studio)

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