Musica, senza steccati

giovedì 7 aprile 2011

Il tempo per la musica

02:01 Posted by Igor Principe , , , , , 2 comments
Ho letto su Vanity Fair la rubrica di Luca Sofri, La musica che gira intorno (sul suo blog non la vedo ancora). Si parla di come è cambiato il modo di cercare musica. In breve: prima ascoltavi una canzone, non sapevi cosa fosse e andavi dal negoziante a dirgli "ce l'hai quella che fa la-la-la-lallà-lallà"? (con gli effetti comici del caso). Adesso cerchi su internet: un frammento di testo, due parole chiave e oplà, ecco i connotati della canzone. Chi abbia uno smartphone o un tablet usa Shazam o Soundhound.

Sofri chiude il pezzo così: "E la metti tra le altre diciassettemila canzoni". E' la sintesi di un concetto maggiormente articolato da Stefano Bollani in un'intervista a Frastuono Selvaggio, alla domanda "Come internet ha cambiato la musica". In breve, Bollani racconta di aver scoperto il jazz grazie ai sei dischi che il negoziante sotto casa aveva nello scaffale dedicato. Ne ha comprato uno alla volta, dedicando a ciascuno di essi un mese di  ascolto. Ora in un click puoi avere l'intera discografia di un artista sul tuo hard disk. Il che è fantastico. Ma ciò pone due questioni.

La prima è quella dei diritti d'autore, ma la affrontiamo un'altra volta perché richiede parole meditate.

L'altra è quella del tempo per la musica. Dice Bollani: "Hai tutti i dischi di Tizio, ma non li ascolterai mai". Non dice una cosa stupida: ho in Mp3 l'intera produzione di Keith Jarrett per l'etichetta Blue Note, che se non fosse comodamente protetta da un hard drive sarebbe piena di polvere. Bollani aggiunge poi un altro concetto: "Non ne capisci granché, del lavoro di Tizio. Ti perdi la cronologia, il percorso artistico. Tutto finisce in un calderone indistinto di note". Anche qui, robuste dosi di buon senso.

Tuttavia, mi viene da pensare una cosa: non è che così si finisce per fare lo stesso, anacronistico discorso pronunciato da Bon Jovi qualche settimana fa? Ora, posso dirmi certo che Sofri e Bollani ne siano ben lungi, ma penso sia importante aggiungere una cosa: dipende tutto da noi.

Forse sono un inguaribile ottimista che crede nel persistere della capacità dell'uomo di mantenere un equilibrio anche quando si viene travolti dagli eventi, ma sono convinto che chi davvero abbia passione per la musica sappia anche gestirla, quella passione. Se prima di internet agivi come Bollani - un disco al mese, e ascolti ripetuti - perché con internet dovresti cedere alla bulimia da download? Solo perché è tutto gratis e a portata di mano?

Non mi convince. Se si è stati educati ad un certo modo di vivere la musica, mi illudo che anche l'amore per essa resti così forte da non cambiare l'essenza della relazione. Che non vuol dire vivere di solo vinile (che resta il non plus ultra della qualità), ma di mantenere la propria intelligenza nella fruizione delle cose. E' la stessa cosa dell'iPad: un conto è scaricare le apps di tutti i giornali del mondo, un conto solo di quel paio che leggi ogni mattina. Hai voglia come lo capisci, il mondo, se te lo spulci poco alla volta.

2 commenti:

  1. Mah, forse è una questione generazionale.
    Chi ha l'età di Bollani, i dischi li ha consumati davvero. Però ce l'avevamo anche noi la possibilità di 'copiare'.
    TDK D90 con due album, uno per lato, o la D46 per quelli belli, o D60 per quelli un po' più lunghi.
    La musica è l'arte del tempo.
    E poi veniva il momento di registrarci sopra, decine di volte.
    Ma si ascoltavano! senza esibizionismo da collezione o da quantità.
    La scorsa settimana avevo in casa un dodicenne, appassionato di musica, a dir della madre.
    Subito a chiedermi della musica; gli ho mostrato la libreria con centinaia di CD, ce ne sono anche dietro, gli ho detto.
    Manco li ha guardati, non sapeva cosa fossero. Ha voluto vedere il computer.
    Anche lì c'è musica, ma secondo lui un po' poca. Gli ho chiesto di guardare i titoli, cosa cercasse, cosa gli piace.....
    E s'è passato quasi mille titoli in un paio di secondi, non aveva trovato niente.
    Mi son sentito provocato, ero io il fanciullo. Ho acceso lo stereo con le casse buone, quelle calde.
    Per un paio di minuti, perchè poi mi ha fatto sentire come si sente bene la musica nel suo telefonino, che era zeppo di titoli.
    Quali? Boh.... contano solo i primi cinque secondi di ogni canzone, altrimenti via alla prossima.
    La musica è l'arte del tempo.
    Aggghhhhh......

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  2. Leggendo il commento di Federico mi si è di colpo palesata una possibile scena simile, tra 10 anni, con mio figlio. Non potrei sopportarlo, devo, ripeto DEVO insegnargli l'arte dell'ascolto già da adesso, anche se ha solo 11 mesi!!!
    Tornando all'articolo, credo che questo problema della bulimia vada esteso a tutte le arti. Oggi come oggi ti rivolgi ad internet per qualsiasi cosa, se vuoi conoscere vai su wikipedia (a casa vostra, che posto occupa l'enciclopedia, se ancora l'avete?), se vuoi vedere un quadro, leggere una poesia, ascoltare un brano, vedere un video...ormai hai tutto lì, nel computer.
    E un altro problema è la velocità. A velocità di comparsa del contenuto che cerchi, corrisponde la velocità con cui la "consumi".
    Dopo il successo dello slow food (che aiuta a ritrovare il piacere di stare a tavola, combattendo i fast food), dovremmo istituire uno slow entertainment, che ci aiuti a riscoprire il piacere di stare seduti in poltrona, a leggere, o ad ascoltare, senza aver paura di "perdere tempo".

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