Musica, senza steccati

martedì 12 aprile 2011

Russia: Finardi canta Vysotsky

Nel giorno in cui cadono i cinquant'anni del volo di Yuri Gagarin, parlare di Russia è inevitabile. Anche perché ieri sera, al teatro dell'Elfo di Milano, è andato in scena uno spettacolo di cui proprio Russia è il titolo. Sul palco, Eugenio Finardi e l'orchestra Sentieri Selvaggi, diretta da Carlo Boccadoro. Dal palco, le canzoni di Vladimir "Volodia" Vysotsky.

Chi era costui? Per farsi un'idea, basti leggere qualche nota biografica. Ma per capirlo davvero, è necessario riprendere le parole con cui Finardi ieri sera l'ha presentato al pubblico (tra cui c'era un tale Franco Battiato). Cito a memoria: "Se il Novecento è stato il secolo che ha celebrato i ribelli, Vysotsky è stato il più ribelle di tutti. Si è messo contro l'Unione Sovietica; quella più cupa, quella di Breznev, ormai priva di ogni ideale e fatta solo di burocrazia e oppressione".

Vysotsky era attore e musicista. Usava la chitarra come i ragazzi di Budapest usarono il fucile nel 1956; contro di lui, il Cremlino non mandò l'Armata Rossa ma quella, non meno terribile, dell'emarginazione. Cosa che non gli impedì - anzi - di scrivere canzoni formidabili, urticanti, spassose, malinconiche. Canzoni che ieri sera, opportunamente tradotte (e bene) in italiano, Finardi e i Sentieri hanno suonato splendidamente.

Lo spettacolo ha riproposto integralmente Il cantante al microfono, disco altrettanto splendido. Ogni tanto il cantante prendeva una pausa per lasciar spazio all'orchestra, che è tra i più quotati ensemble di repertorio contemporaneo. Gli  intervalli sono stati tre, e l'ultimo mi ha lasciato senza fiato. Si intitola Risvegliatevi!, l'ha scritto Filippo Del Corno ed è la trascrizione di una canzone medievale da trovatori per ritmo e atmosfera da rave party berlinese. Immaginate strumenti come pianoforte, violino, vibrafono, violoncello, flauto traverso e clarinetto basso alle prese con una musica che, credetemi, era energica e straniante come quella che si può ascoltare al Tacheles. Letteralmente folgorante.

Filippo Del Corno è anche l'autore degli arrangiamenti delle canzoni di Vysotsky. Se a questi bastavano le sei corde della chitarra, Del Corno amplia le vedute e propone sei strumenti (quelli di cui sopra, con il clarinetto in alcuni casi). La prima cosa che ti colpisce è l'assenza di un contrabbasso. La corposità del suono è tale che passi qualche minuto a cercarlo sul palco, prima di accorgerti che la sua linea è dettata da pianoforte e violoncello, in perfetta alternanza.

L'altra cosa che ti colpisce è la bellezza degli arrangiamenti, complessi e ricchi di dissonanze, quindi pienamente contemporanei ma tutt'altro che asettici, capaci di conquistarti la pancia, prima che la testa.

Quindi, ti colpisce Finardi. Ha una voce calda e baritonale, una presenza scenica forte ma non ingombrante. Fatichi a pensare che è quello di Extraterrestre, e quando te ne ricordi capisci quanto sia artista a tutto tondo.

Tra tutti i brani, voglio segnalare La ginnastica. La ascolto, e non riesco a non pensare alla schiavitù da fitness. Non a una sana corsa mattutina, o alla bellezza dello sforzo fisico del gioco. No, proprio alle palestre, alle macchine, allo sforzo anche mentale che ti costringe a onorare l'impegno preso con il tapis roulant quando magari vorresti solo spalmarti sul divano e goderti la vita. Una canzone che è meglio di un editoriale sui costumi di massa (per chi voglia, Vysostky la cantava facendola davvero, la ginnastica).

1 commento:

  1. Io c'ero!
    Vorrei dire qualcosa, ma hai già detto tutto te.....

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