Musica, senza steccati

mercoledì 11 maggio 2011

A 30 anni da Bob Marley

00:56 Posted by Igor Principe , No comments
A 30 anni da Bob Marley (che morì l'11 maggio 1981, di un tumore non curato per osservanza ai dogmi del Rastafarianesimo) non c'è molto da dire. Lui era il reggae, che con lui è nato e con lui è passato alla storia.

E' difficile trovare in musica un'identificazione così totale tra un artista e un genere musicale. Anzi, a spanne mi pare impossibile. Provo un'analisi a campione. Il tango è due nomi: il classico Carlos Gardel, il moderno Astor Piazzolla. Il fado è Amalia Rodrigues, ma i Madredeus, Dulce Pontes e ora Mafalda Arnauth riescono a tenerlo vivo anche oltre il bacino del Tago. Il punk è diviso tra Clash e Sex Pistols. Il brit pop ha vissuto la dialettica Blur-Oasis. Forse solo lo ska è tutto nei Madness, e il morna ha il volto di Cesaria Evora.

Ma ska e morna non hanno avuto l'eco che il reggae ha avuto grazie a Bob Marley nel decennio tra il 1970 e il 1980. Non me li vedo i Madness e la grandissima Cesaria da Cabo Verde riempire San Siro come il jamaicano fece in una notte tragica per l'Italia. Era il 27 giugno 1980, e mentre nel catino milanese 100mila persone deliravano su No Woman No Cry e su Get Up Stand Up, un aereo si inabissava al largo di Ustica.

Stiamo alla musica. Quel concerto è una specie di mito della mia infanzia: sentivo mia zia e i suoi amici, una decina d'anni più grandi di me, che ne parlavano come di un evento della Storia. Forse lo è stato, e non solo perché fu l'unico passaggio di Bob Marley e The Wailers in Italia, ma perché fu una serata di gioia nel torbido di quegli anni (sublimato la sera stessa dalla tragedia del DC9), che inaugurò gli Ottanta come stagione dei grandi concerti di San Siro e consacrò Marley, se mai ce ne fosse bisogno, nell'Olimpo della musica leggera.

Spinto dal quel mito e da una naturale curiosità, qualche anno più tardi ho chiesto a mia zia di passarmi qualche nastro del jamaicano. Non voglio ledere alcuna maestà, ma non mi ha mai appassionato se non per le due canzoni già citate. Questo però conta poco: anche Bach non piace a tutti, ma non se ne discute la grandezza. Quella di Marley è conclamata. E a evidenziarla, marcando la distanza con il padre, ci ha pensato qualche anno dopo il figlio Ziggy, tentando di ripercorrerne le orme con questa canzone.

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