Musica, senza steccati

giovedì 19 maggio 2011

Cent'anni fa, Gustav Mahler

05:28 Posted by Igor Principe , No comments
Esattamente cent'anni fa, il 19 maggio 1911, moriva Gustav Mahler. Me l'ha ricordato Il Post. Di ricordo in ricordo, ricordo una cosa che Sigmund Freud ebbe a dire su di lui, e che io lessi in non so quale libro.

"Nel corso della conversazione Mahler disse improvvisamente di capire adesso la ragione per cui la sua musica non aveva mai toccato altezze sublimi, anche nei passi più nobili e ispirati alle emozioni più profonde, ed era rovinata dalle intrusioni di motivi banali".

Freud si riferisce a un aneddoto raccontatogli dallo stesso Mahler. In anni giovanili, dopo una furiosa litigata con il padre, il musicista si precipitò in strada per sbollire la rabbia. Lì gli capitò di ascoltare un motivetto banale (si dice sia Ach, du lieber Augustin). Ne rimase ipnotizzato.

In effetti, la predilezione di Mahler per la musica popolare è conclamata. Basti pensare alla Marcia Funebre del Titano (Sinfonia n. 1, terzo movimento) e a Fra' Martino Campanaro. Ma se questa è una smaccata citazione, anche laddove le note sono quelle del puro estro mahleriano il repertorio popolare si fa sentire con forza.

Ora, Mahler vedeva in tutto ciò un limite. A posteriori, e del tutto inutilmente, mi dispiaccio per lui. Per me l'emersione del "popolare" è un valore. Un "plas", direbbero i markettari (dimenticando che plus non è inglese ma latino, e si pronuncia come è scritto). Anzitutto, perché proprio il ricorso al repertorio popolare fa del boemo uno dei massimi artisti in fatto di contaminazione. E poi perché, a prescindere dalle analisi, si tratta semplicemente di aver scritto splendida musica.

Come quella del primo movimento della Quinta sinfonia. A un certo punto (nel video, dal minuto 2.08) parte una melodia. Non so perché, ma se qualcuno mi chiedesse di sintetizzare un'intero repertorio culturale con una musica, io direi che quelle poche battute sono la cultura Yiddish.

Quindi, cent'anni fa moriva un titano. A dispetto di ciò che egli stesso pensava di sé.

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