Musica, senza steccati

mercoledì 4 maggio 2011

I Misteri per orchestra di Filippo Facci

Si può scrivere di un libro che non si è letto? Sì, si può. Non si dovrebbe, a meno che non si debba riempire una pagina bianca riscrivendo note di copertina per dire che tal volume è disponibile in libreria. Una forma di copismo molto meno nobile di quella degli artigiani medievali, e che con frettoloso entusiasmo viene rubricato alla voce "giornalismo culturale".

Buon senso e onestà chiedono dunque che di un libro (o di un disco, o di un'opera d'arte) si scriva dopo averlo letto. Bene, oggi sfido il buon senso e parlo di Misteri per orchestra, libro di Filippo Facci da poco pubblicato per Mondadori. Non sfido l'onestà, perché in tutta onestà, appunto, vi premetto quanto segue.

Conosco Facci e lo stimo molto anche quando non sono d'accordo con lui, come mi capita riguardo le idee e i fatti della politica. Gli riconosco una coerenza e indipendenza di pensiero inattaccabili e sincere. C'è poi un aspetto del suo lavoro che mi ha sempre affascinato: il suo lato musicale. Facci è uno dei migliori scrittori di musica in circolazione. Non è un critico, e questo è già molto. Per carità, ci sono fior di critici musicali, in giro; tuttavia, la maggioranza di loro è autoreferenziale e parla a chi di musica sa abbastanza da indovinare, per esempio, "il timbro livido che l'orchestra ha dato al suono" (concetto che ho trovato espresso sovente). Facci è un divulgatore.

Sono essenziali, i divulgatori. Se sono bravi, semplificano senza sminuire, sintetizzano senza perdersi in lacune, riducono senza cedere alla sciatteria. E Facci è un bravo divulgatore musicale. E' uno di quelli che, se dirigessi un conservatorio, chiamerei alla cattedra di storia della musica sfidando l'ira ampollosa delle accademie. Perché lui sa raccontare.

Nei Misteri per orchestra Facci racconta una manciata di storie partendo da un perché sul quale, tuttora, ci si interroga. Ne cito uno tra tutti, di cui ho parlato qualche settimana fa: perché a 37 anni Gioacchino Rossini, il più famoso musicista di quei tempi (una specie di Lady Gaga del pop contemporaneo, mutatis mutandis), abbandona la musica per dedicarsi alle lombate di capriolo? Nel libro si raccontano misteri come questo. Se ne parla riguardo Mozart, Wagner, Paganini e qualcun altro.

In breve: è un libro che comprerò il  prima possibile e che consiglio comunque a scatola chiusa. A sostegno di questa mia fede metto Note di note (raccolta di una rubrica che Facci teneva sul Giornale, stupidamente soppressa), il pezzo su Rossini di cui sopra e l'introduzione che Filippo ha pubblicato sul suo Facebook. Uno dei commenti ad essa dice: "Mi ha molto intrigato, mi ha aperto scenari di ricerca". Ecco, un libro che non dà risposte  ma stimola altre domande è un gran libro. A prescindere.

4 commenti:

  1. grazie per la segnalazione Aigor, mi era sfuggito dal radar!

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  2. Figurati. Tra l'altro, ho cominciato a leggerlo. Ribadisco quanto detto: dirigessi un conservatorio, Facci sarebbe l'insegnante di storia della musica

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  3. avevo commentato per ringraziarti della segnalazione, ma blogspot si era mangiato il commento. intanto il libro l'ho preso, e grazie!

    ciao aigor

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  4. Peccato sia stato così "contenuto" nel capitolo dedicato a Wagner...
    GL

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