Musica, senza steccati

venerdì 27 maggio 2011

Pino Daniele ed Eric Clapton: leggende o cariatidi?

08:14 Posted by Igor Principe , , 7 comments
Pino Daniele ed Eric Clapton suoneranno insieme a Cava dei Tirreni il 24 giugno. Sarà un evento memorabile (due leggende sul palco) o una ricreazione da gerontocomio? La ragione suggerisce di rispondere il 25 giugno. Non potendo essere laggiù in quei giorni, non raccolgo il suggerimento. Ma qualcosa di istintivo mi dice che di leggende si tratta.

Mi conforto ricordando di aver visto entrambi dal vivo un paio di volte a testa. Pino Daniele nel 1992 e nel 1994, prima in un meraviglioso tour acustico (lui alla chitarra, Carol Steel alle percussioni), poi in una serata monzese con Jovanotti ed Eros Ramazzotti (il migliore fu Lorenzo, allora sparatissimo con il suo disco 1994). Per Clapton si risale al 1990 e, ancora, al 1994. Secondo concerto nel corso del tour di From the cradle, disco tutto blues. Con il dovuto rispetto per le radici di jazz e rock, al quinto brano ero già a posto. Primo concerto, tour di Journeyman. Uno dei più belli che abbia mai visto.

Voglio tornarci per qualche riga, a quella sera del 1990 al Palatrussardi. In quel periodo suonavo in una liceo-band il cui chitarrista leader era un Claptomane, e il nostro repertorio era per un 30% costituito da brani di mr. Slowhand. Per quanto penalizzato in visibilità, essendo pianista, devo a quel caro amico la scoperta di un gigante. Impressione confermata in un concerto perfetto: non una nota fuori posto, ma al contempo nulla di patinato. Gli assoli di Clapton erano impeccabili e carichi di anima; Greg Phillinganes e Alan Clark carezzavano organi e pianoforte; Nathan East e Steve Ferrone giocavano sulle ritmiche come funanboli. Incantevole, davvero.

Ecco, scrivendo ho scoperto perché vorrei andare a Cava dei Tirreni a omaggiar le leggende. Perché suonano. Diavolo, se suonano. Certo, negli ultimi tempi non è che abbiano piazzato album memorabili. E per ultimi tempi parlo di 20 anni (l'Unplugged di Clapton non conta). Insomma, il loro canto del cigno in termini di creatività sono Un uomo in blues per il napoletano e, appunto, Journeyman per l'inglese. Ma metti loro sotto le dita sei corde, e sanno cosa farne.

E poi c'è forse un fattore nostalgico. Ho l'impressione che l'attenzione alla tecnica esecutiva, nel pop-rock, si sia perduta. L'anagrafe mi rende figlio di un tempo in cui quando dicevi Mark Knopfler, Jimmy Page, The Edge, Eric Clapton, Angus McYoung, Elton John, Billy Joel, Yngwie Malmsteen, David Gilmour, Mike Rutheford (manciata di nomi a caso), intendevi un preciso modo di suonare il rispettivo strumento. E con loro, tutti quelli che gli stavano dietro (motivo per cui ricordo ancora i nomi della band di Clapton). Ora, ammetto di non essere aggiornatissimo sul pop contemporaneo. Ma in quel poco che ho ascoltato (Arcade Fire, Sufjan Stevens, Muse, Franz Ferdinand, Keren Ann, Adele, Yael Naim - altra manciata a caso) non ho trovato altrettanta attenzione all'aspetto solistico. Il che non significa si tratti di roba cattiva. Ma forse denota un modo nuovo di proporre e di ascoltare musica. Un modo con cui non ho ancora fatto i conti.

7 commenti:

  1. L'aspetto solistico è da tempo passato in secondissimo piano nel mondo pop-rock. Con mia grande gioia gli ultimi (almeno 10) anni vedono l'insieme prevalere sul singolo e lo schema classico (con minime varianti) strofa - strofa - ritornello - strofa - ritornello - assolo - bridge - ritornello sempre più spesso modificato secondo canoni meno consueti.
    Rimango invece molto sorpreso da quanto dichiari, tu che sei un noto intenditore di musica: Journeyman è un album veramente scadente, che non fa onore al passato (remoto) di Clapton. Anzi diciamocela tutta, la fama di Clapton è sproporzionata rispetto alla qualità della sua produzione musicale. Ottimi album attorno al 1970 (Cream...) e poi pochino, se non una gran mostra del suo stile ottimo stile chitarristico.

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  2. Su Journeyman: canto del cigno non significa necessariamente capolavoro. Ma in quel disco ci sono almeno 5 canzoni che ritengo molto buone. Alcune non sono di Clapton, che però le rilegge molto bene.

    Su Clapton: non capisco la sproporzione. Cioè: non credo che Hendrix abbia scritto canzoni che, sullo spartito, fossero capolavori. Ma lo sono per come lui le suona. Ed è per come lui suona che è considerato un gigante. Ecco, credo che per Clapton si possa fare lo stesso discorso. Meno grande di Hendrix, sicuro. Ma con uno stile unico e tutto suo.

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  3. igor un consiglio: non parlare di hendrix a marcello.

    su clapton: ricordo forse due canzoni decenti

    questi concerti mi ricordano tanto le "night of the guitars" degli anni 90, concerti che decretarono la fine della chitarra elettrica solista.

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  4. Non è che il tuo giudizio su Journeyman è condizionato dall'inevitabile effetto nostalgia? Ciò detto capisco il tuo parere ma non lo condivido neanche per un briciolo, non riesco a salvare veramente nulla di quell'album.
    Il paragone con Hendrix (che, per dire, non amo) non regge però: Jimi ha rivoluzionato il modo di suonare la chitarra rock e la prematura scomparsa gli ha impedito di annacquare la carriera con le inevitabili boiate. Clapton è un buon interprete, diventato una star perchè nella vita ogni tanto capita.

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  5. Igor, hai ragione in pieno. Il concerto di Journeyman fu perfetto, l'album ovviamente molto meno, ma qualcosa di ascoltabile c'era.

    Come ogni tendenza nei generi musicali, anche il solismo ha fatto la sua storia, ha avuto una sua importanza, ma è poi sfociato in esiti pessimi.

    Però certi suoi interpreti hanno veramente segnato un'epoca. Tralascio per carità di patria il fatto che il buon EC adesso suoni anche nel cortile di casa mia(se lo pago abbastanza). Ma non era uno di tanti, e uno stile chitarristico lo ha creato pure lui.
    A quel livello, tra gli artisti ancora in vita, vedo solo Jimmy page (che non suona una nota decente da circa trentacinque anni, a parte un album misconosciuto con David Coverdale dei primi anni '90) Jeff Beck (peggio ancora!). Chi altri?

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