Musica, senza steccati

mercoledì 22 giugno 2011

Eddie Vedder e il suo ukulele: elogio a scatola socchiusa

05:08 Posted by Igor Principe , , 7 comments
Eddie Vedder ha dato di matto e ha inciso un disco di sola voce e ukulele, cui poi ha dato l'originalissimo titolo di Ukulele Songs. Martchelo, onestamente riconoscendo che giudicare le cose prima di averle vissute non è giusto, ha espresso il proprio disappunto sulla scelta di un cantante che ammette di apprezzare molto. Io mi sono divertito a dileggiarlo, dicendomi entusiasta di tanto ardire musicale e del ritorno a quei suoni acustici e popolari che amo profondamente. Ma in realtà stavo solo provocando un amico: dentro di me, pensavo che un disco del genere compete, e vince, su un intero flacone di Valium.

Grande accusato, nella questione, è lo strumento. Che pure, non è un reietto integrale: appare in braccio a Rino Gaetano durante Gianna in un Sanremo di molti anni fa, e ancor prima in quelle di Marilyn Monroe nel capolavoro assoluto - forse la miglior commedia mai girata - di Billy Wilder, A qualcuno piace caldo. Brian May lo ho suonato in qualche pezzo dei Queen, e George Harrison è riuscito a comporci Something, la sua canzone più nota (e bella). Ma, come spesso si verifica, nomen omen: non è un caso che lo strumento nazionale hawaiano abbia un progenitore portoghese chiamato in tre modi diversi: cavaquinho, braguinha e machete. Quello che si abbatte sulla pazienza dell'ascoltatore.

Al di là degli scherzi, c'è quindi una solidarietà di partenza con Martchelo. Ma accade che su Facebook cominci a girare un video di Eddie Vedder al David Letterman Show. La spinta al virale è la scomparsa di Clarence Clemons. Tutti quelli che  lo postano ringraziano Vedder per l'omaggio a Big Man: il Pearl Jammer ne ha scritto il nome sullo strumento, che suona in Without You.

Bene, finito il video ho resistito alla tentazione di precipitarmi a comprare il disco. E' vero che una rondine non fa primavera, e una canzone non fa un album. Ma in questa, Vedder pianta la sua formidabile voce su una pienezza di armonie che stenti a credere possano uscire da una cosa come l'ukulele. A scatola socchiusa, Ukulele Songs promette gran bene. Mi sa che una sera lo porto da Martchelo, per berci sopra un Ardbeg. Vedremo se sarà un modo di sublimare la serata, o di dimenticarla.

7 commenti:

  1. Premessa: eddie potrebbe cantare una nenia uzbeka accompagnato dal triangolo suonato da uno stoccafisso imbalsamato e affascinerebbe lo stesso. Ciò non toglie che il disco con lo stoccafisso non lo voglio, porta l'Ardbeg!

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  2. dio santo! dio santo!

    qua oltre a whisky bisogna mandare giù altro per ascoltare sta roba!

    già lui riesce a cantare al massimo due note ...

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  3. Premetto e confesso che sento parlare ora, per la prima volta, di Mr. Eddie Vedder, ma non mi stupisco che venga pubblicato un disco per ukulele e voce.
    Non conosco il panorama americano, ma conosco quello italiano e milanese.
    Non c'è liutaio che non si sia messo a fare ukes, non c'è negozio di strumenti a cui manchi. E' normale vederlo sul palco di ogni jam session cittadina.
    (quasi) ogni chitarrista ne ha uno.
    Ci sono uke's festival (il più grande è in Francia) affollatissimi.
    E' lo strumento del momento e ogni buon musicista deve essere pronto a suonare qualche canzone con l'ukulele invece che con la chitarra. In giro ormai si parla solo della scelta tra le corde di budello o quelle di nylon, ognuno ha la sua teoria e i musicisti comprano e confrontano e non parlano d'altro. Chi il tenore chi il soprano, la differenza dei legni, la profondità della cassa....
    Ci sono anche quelli con risonatore, tipo dobro, e anche quelli gipsy, con la buca piccola o grande come erano le chitarre di Django. Forse perchè sono un chitarrista e frequento liutai e negozi e altri suonatori, ma davvero, non suonare l'uke, oggi è quasi impensabile.
    Sarà una moda che passerà?
    Chissà, per ora un disco uke e voce è la cosa più attuale che si possa pensare.

    A parte le mode, le manie e i gusti, resta ancora attuale la vecchia domanda: conta di più la canzone o il suo vestito?
    Ovvero, quanto conta l'arrangiamento?

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  4. l'arrangiamento è la canzone, non è un elemento esterno alieno, la connota profondamente, ne definisce il genere e seleziona il pubblico. Che poi le canzoni di qualità siano belle con qualsiasi (o quasi) o arrangiamento è un esercizio di stile. Il vestito però non maschera mai le bufale, se alla base non c'è sostanza puoi truccarti quando vuoi ma sempre un cesso rimani! XD

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  5. Se su questo blog ci fosse il tasto "mi piace" l'avrei sicuramente cliccato sul ragionamento di martchelo.
    Ascolto jazz, e m'è capitato spesso di conoscere canzoni attraverso quei suoni e quegli arrangiamenti. Canzoni che altrimenti non avrei mai tollerato.
    Certo, l'arrangiamento è la canzone e uno come me è la conferma; se ascolto la radio e passa un pezzo con dei suoni che mi danno fastidio, spengo. Ma mi perdo la canzone che magari era bella.
    Questo 'magari' mi rimane in pancia, da suonatore cerco di cogliere le armonie e le possibili interpretazioni, quindi i possibili arrangiamenti.
    E mi faccio una nuova domanda; è meglio una brutta canzone suontata/arrangiata bene o una bella canzone sprecata.
    E' già successo mille volte, canzoni che hanno avuto fortuna più per il loro interprete che per il loro autore.
    In parole povere, cerchiamo di non perdere di vista la base di una canzone. Se nopn piace così, magari piace in altro modo. Ma la canzone è quella.

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