Musica, senza steccati

martedì 26 luglio 2011

Wagner, Israele e i separatori

E’ in corso il festival di Bayreuth. Per capire cosa sia, rimando subito a Filippo Facci e a questi suoi articoli. Di sicuro c’è che l’edizione di quest’anno – la centesima – sarà ricordata a lungo, perché stasera avverrà qualcosa di molto bello: in una delle sale della cittadina bavarese (la Stadhall) un’orchestra israeliana (Israel Chamber Orchestra) suonerà musiche di Richard Wagner. Dell’antisemita Richard Wagner.

Ne scrive oggi Giuseppina Manin sul Corriere, condensando in una frase il senso della questione: la musica del tedesco è “sempre inascoltabile per chi ancora patisce lo strazio della memoria”. E’ inevitabile: un ex deportato o un suo discendente non possono lasciarsi incantare dal Tannhauser o dalla Walkiria sapendo che le bestie naziste (con tutto il rispetto per le bestie) se ne inebriavano prima di commettere le loro atrocità. Con l’aggravante dell’essere, Richard Wagner, un antisemita dichiarato. E i suoi discendenti, nazisti convinti.

Non tutti, però. Gottfried Wagner, il pronipote del compositore, è agli antipodi della cultura di famiglia. Eccone un profilo, disegnato da da Facci in uno degli articoli di cui sopra: “maturando con una tesi su un libro antiborghese di Arnold Zweig, fidanzato di una figlia di intellettuali comunisti, appassionato di storia e religione abraica, studioso di Marx, laureato in musicologia con una tesi su Kurt Weil e Bertold Brecht, sposo di una nota anti-wagneriana di Bayreuth nonchè propugnatore in tutto il mondo – negli ambienti ebraici americani in particolare – della bontà della musica ebraica avverso alla perigliosità di quella wagneriana; questo mentre nonna Winifred cenava con Edda Goring e Ilse Hess e sulla scrivania teneva ancora la foto di Hitler”.

E’ quindi altrettanto normale che sia proprio Gottfried, sentito dalla Manin, a ritenere inopportuno quanto accadrà stasera a Bayreuth: “Wagner è stato il modello culturale di Hitler, le sue teorie non sono estranee a quello che è successo ad Auschwitz. Non si può dire è bella musica senza pensare a tutto il resto”. In sintesi, chiude il pronipote, bisogna prima fare i conti con la storia.

Per quel che vale, credo che se continuiamo a farli, quei conti, non ne veniamo più fuori. Anche perché in Wagner si mescolano genialità visionaria e idee ripugnanti. Se Gottfried ritiene siano un corpo unico, altri riescono invece a riportare la miscela ad uno stato originario, separandone gli ingredienti. Si tratta, per esempio, del maestro Roberto Paternostro, che stasera dirigerà l’Israel Chamber Orchestra, e prima di lui l’ebreo Robert Baremboim, che nel 2001 diresse il preludio di Tristan und Isolde proprio in Israele.

Ben vengano, i separatori. Le innovazioni armoniche, la visione di un teatro musicale totalizzante, l’invenzione del golfo mistico fanno di Richard Wagner un oggettivo caposaldo della storia artistica mondiale. Provare a pensarlo avulso da Auschwitz è impossibile per chi con Auschwitz ha un legame, diretto o indiretto. Ma per altri, è doveroso, a maggior ragione se a farsi carico del dovere sono coloro per i quali varrebbe quell’impossibilità, come Baremboim o l’Israel Chamber Orchestra.

Certo, per Gottfried è più difficile che per chiunque, complici intricate e drammatiche vicende familiari (di cui Facci dà ampio e raffinato conto), da cui probabilmente non si separerà mai. Ma separatori di altro tipo, come ho detto, sono i benvenuti: è grazie a loro che riusciamo a liberarci della storia quando questa smette di essere magistra vitae per farsi zavorra nel volo verso il futuro.

1 commento:

  1. ...niente di più seducente c'è
    di un'orchestra accitata e ninfomane
    chiusa nel golfo mistico
    che ribolle di tempesta e libertà.

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