Musica, senza steccati

mercoledì 3 agosto 2011

Adele (e le caverne)

Maurizio Pollini è il più grande interprete al mondo di Chopin. Adele è una giovane e brava cantante pop inglese. Accomunati dall'avere a che fare con pentagrammi e note, i due in realtà sono come un orso bianco e un pinguino: entrambi gli animali vivono di freddo, ma a latitudini opposte.

E' stata Adele a farmi pensare a Pollini. Stavo ascoltando Rolling in the deep, la schizofrenia mi ha catturato e mi sono ritrovato a ricordare di aver seguito il pianista in un'intervista a Che Tempo Che Fa. Non una cosa recentissima: si parla del 2007. In quell'occasione, Pollini considerava con Fazio il ruolo del ritmo. Dal minuto 6.00 della chiacchierata il musicista dice cose inattaccabili, parlando di ritmi primitivi e di esperienze dell'uomo della caverna, per poi svincolare sul jazz e su Stravinskij. Non puoi non condividerle, quelle cose, rammaricandoti di quanto poco si faccia per divulgare la musica d'arte (la chiama così, Pollini, quella che noi chiamiamo classica), per avvicinare il grande pubblico alla deliziosa perfezione di Mozart, alla scienza di Bach, alla grandiosità di Beethoven, alla sensualità di Debussy, all'ironia di Rossini, alla poesia di Verdi, alla totalità del citato Stravinskij. Uno che - diceva Charlie Parker, e non so sei sia vero ma a me piace pensare lo sia - era capace di sentire tutti i suoni del mondo.

Pollini parla e tu dici sì, è così, cacchio se è così, hai ragione, poffarre e poffarbacco. Ti vien voglia di mettere su Petruschka, e di parlarne agli amici.

Poi Adele parte con il canto, e poco dopo arriva la grancassa. E tu ti ritrovi con la clava in mano, felice, nella tua caverna.

Potenza della musica.

Gu!

0 commenti:

Posta un commento