Musica, senza steccati

mercoledì 7 settembre 2011

11 settembre 2001, dieci anni dopo

03:01 Posted by Igor Principe , , No comments
La stampa tutta, dalla carta all’online, ricorda questa settimana l’11 settembre 2001 con iniziative editoriali di vario tipo. E a proposito di ricordi, credo che tutti noi siamo in grado di tornare con dovizia di particolari a quella giornata allucinante e a cosa stessimo facendo nel momento in cui qualcuno – un collega, un amico – o qualcosa – la tv, internet, la radio – ci ha detto che un aereo era entrato in un grattacielo di New York.

Il mio ricordo è netto. Ero a casa dei miei, dove vivevo allora, e stavo lavorando. Seduto al pc, scrivevo un pezzo di presentazione della stagione di un teatro milanese (non ricordo quale, però), che avrei spedito in redazione di lì a poco. Mio padre, rientrato dal giro post prandium con il cane, entra nella stanza e con aria terrea mi dice: “Ma hai sentito che cazzo sta succedendo a New York?”. Internet allora era a 56K e navigare era diventato impossibile; così mi sono fiondato in sala, davanti alla tv già accesa, e ho visto il secondo aereo entrare nella Torre Sud del World Trade Center. Ho chiamato in redazione, per dire che il pezzo sarebbe arrivato subito e per cercare di saperne qualcosa in più, ma il mio caposervizio non fu in grado di dirmi cose diverse da quelle che anche lui vedeva in tv. Ho chiuso il pezzo in un amen, mi sono inchiodato davanti al televisore, ho risposto alla chiamata di un amico che, fuori ufficio, mi chiedeva dettagli (“C’è gente che parla di terza guerra mondiale, c’è da credergli?”) e a quella di Cristina, che in libreria aveva solo la radio e mi domandava se fosse tutto vero. Cristina l’avevo vista poche ore prima, per un pranzo insieme dopo la conferenza stampa del suddetto teatro; doveva essere importante, perché avevo giacca e pantalone con la piega, indumenti che non sono solito indossare a lavoro. Fu un pranzo veloce ma piacevole, al sole di una panchina del centro di Milano.

A Cristina ho risposto che sì, era tutto pazzescamente vero. L’ho salutata in fretta, e sono tornato alla tv. Quando la prima torre è collassata ho sentito i peli delle braccia drizzarsi come spaghetti. Ho continuato a guardare la tv, eccezionalmente – a casa dei miei non c’è mai stata tv in cucina – ho mangiato qualcosa al volo sempre davanti alla tv, che ho mollato ben oltre la mezzanotte per andare a dormire con un potentissimo mal di testa.

Ora, cosa c’entra tutto questo con la musica? In effetti, ben poco se guardo ai miei ricordi; molto, invece, se penso che l’11 settembre 2001 rivive e rivivrà sempre in una canzone dell’artista che da quella tragedia ha fatto nascere The Rising, e cioè Bruce Springsteen.

L’ho detto spesso: su Bruce mi dichiaro acritico. Ogni volta in cui la ragione si sforza di far le pulci alla sua arte la pancia subentra e vince. Tuttavia, credo di riuscire ad allontanarmi da una corrente che ha spesso insistito sulla title-track, su Lonesome day e su My city of ruins come i brani di quel disco emblematici del racconto dell’11 settembre. Penso invece che sia You’re missing la fotografia di ciò che allora fu. Più di Paradise, che immagina un kamikaze nell’attimo prima di azionare il detonatore in un affollato mercato; e più di Into the fire, che celebra il sacrificio dei pompieri di New York.

Secondo me è You’re missing perché racconta di un "dopo" comune a molti di coloro che da quella tragedia furono colpiti, siano essi stati pompieri, impiegati, poliziotti, manager, addetti delle pulizie. La normalità che riparte vuota, la troppa stanza nel letto di una moglie senza più marito, la polvere rimasta sulle scarpe, le troppe telefonate, la tv accesa in soggiorno, i giornali sull'uscio di casa. E lo racconta con un riff facile, tre accordi e un solo di organo delicato e malinconico.

Si dice spesso, in questi casi: “per non dimenticare”. Ecco, credo che quella canzone lo faccia bene, e con poesia.

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