Musica, senza steccati

lunedì 3 ottobre 2011

Elogio di Ivano Fossati

03:21 Posted by Igor Principe , No comments
Non posso dire di avere una passione per Ivano Fossati, ma non c'è dubbio che la sua musica mi piaccia molto. E a farmela piacere è proprio lui, con un modo di essere antitetico alle sue canzoni. Queste sono sì belle, ma anche sofisticate: la cura nella musica e nelle parole è profonda (l'amore come "altare di sabbia in riva al mare" è una delle più belle e centrate immagini sulla caducità del sentimento), il modo di cantarle è personalissimo, anche se può risultare stucchevole proprio nel marchio di fabbrica del vocalismo fossatiano: le vocali allungate.

Lui però lo sa, e sa scherzarci sopra. E' qui l'antitesi tra l'artista e le sue opere, tanto gravi queste quanto leggero e autoironico lui. Ecco cosa diceva in un'intervista di qualche anno fa: «Dobbiamo essere grati ai comici perché ci tengono incollati a terra. Lo sberleffo è la puntura di spillo che sgonfia irrimediabilmente il pallone aerostatico della nostra vanità. Basta scansare la trappola della volgarità, che è l'arma dei brocchi, poi tutto è lecito. Io ho avuto la fortuna d'essere preso di mira da un grande tastierista che, per divertimento, mette l'accento sui miei vezzi musicali. Ma il calco «perfetto», se ne esiste uno, è forse quello modellato da Neri Marcorè: quando l'ho visto per la prima volta, ho dovuto fronteggiare seri problemi d'identità. Lo guardavo e pensavo: cavolo, ma quello sono io...».

Il tastierista citato è Rocco Tanica, strepitoso nel "fossatizzare" una delle canzoncine più "ine" della storia italiana, facendo divertire tutti, a partire dallo stesso Fossati. Che conferma l'intelligenza della propria ironia compiendo un gesto in Italia pressoché sconosciuto: farsi da parte. Una cosa semplice, in linea teorica del tutto ordinaria: dopo 40 anni di carriera, scopri di aver dato tutto e la chiudi lì. Hai giustamente paura di ripeterti, di precipitare in quel mestiere che rende la musica un impiego e non più un'arte, inevitabilmente avvilendola. E allora dici basta.

Un gesto che sarebbe normale, ma che da noi viene considerato coraggioso. Ecco, il mio elogio di Fossati non è al suo coraggio, ma alla sua normalità. Quanto mai benvenuta nell'intollerabile anormalità dell'Italia contemporanea (frase roboante, lo so. Ma se trovo uno che riesce a convincermi del contrario, gli pago una cena).

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