Musica, senza steccati

giovedì 27 ottobre 2011

Un Natale con Mahalia Jackson

Il Post è molto attento agli anniversari musicali. Oggi mi ricorda i cento anni di Mahalia Jackson, e mi dice - non lo sapevo - che cantò il brano gospel più venduto nella storia (Move on up little higher, 8 milioni di copie). Parlando della Jackson, soprattutto mi ricorda il Natale. Anzi, un Natale, di cui però ho dimenticato l'anno (a spanne, metà anni Novanta). Un Natale, a suo modo, rivoluzionario.

I miei Natali in famiglia sono sempre stati meravigliosamente chiassosi. Si festeggiava a casa dei nonni materni secondo rituali ben precisi. La sera del 23 dicembre, mi trasferivo lì a dormire. La mattina successiva mia nonna si alzava alle 5 per impastare le pettole (le pizze fritte foggiane), da consumare a pranzo come "sedativo" della fame in attesa del cenone. Alle 6 almeno cinque commensali (il sottoscritto, il nonno e quei due o tre zii che ancora vivevano lì) si davano convegno al tavolo della cucina, per gustarsi le prime pettole calde. Alle 8 la nonna riusciva a salvare le ultime pizze per chi sarebbe arrivato a pranzo.

Il rito delle pettole avviava la liturgia del Natale in famiglia, per certi versi analogo a quello di casa Cupiello (spesso molto meno drammatico: non ricordo liti per storie di corna), e nella colonna sonora delle celebrazioni si avvicendarono due dischi. Nel primissimo periodo (fino alla metà degli anni Ottanta) era White Christmas di Pat Boone; dopo, Bing Crosby per il celeberrimo lp dallo stesso titolo. A mo' di mantra, giravano in loop sul piatto. Il mio compito era cambiare il lato quando si esaurivano le canzoni. Quella di Pat Boone che più mi piaceva era Jingle Bells; di Crosby adoravo (e adoro) tutto il disco, con una predilezione per la title track.

Quando i Natali dai nonni si sono esauriti, s'è provato a ricrearne l'atmosfera altrove: casa dei miei, o di altri zii. Non era la stessa cosa, malgrado sul piatto - e poi nel lettore cd - continuasse a girare l'inimitabile voce di Bing. Ad un certo punto, forse spinta dal desiderio di sganciarsi da un passato via via sempre più mitologico e ingombrante, mia madre decise di cambiare e, in una mattina di dicembre prossima alla Vigilia, mise su un cd di canti natalizi vari. Credo lo comprò alla Standa per non più di 5000 lire. Il primo brano era Silent Night.

In casa si diffuse una voce calda e potente. Una voce di sofferenza e di gioia. Una voce perfetta. Era quella di Mahalia Jackson. Ne restammo folgorati. Quel brano (l'unico da salvare in tutto il disco) fu settato in modalità repeat e pian piano si fece strada accanto a Bing Crosby. Non lo scalzò mai dal trono di Re del Natale, ma fu una piccola rivoluzione: con Mahalia, si decise di aprire le porte dei nostri fonografi a molti altri artisti cimentatisi con il repertorio natalizio. Nel suo piccolo, Mahalia Jackson portò in casa germi di democrazia musicale.

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