Musica, senza steccati

martedì 29 novembre 2011

George Harrison, o della discrezione

04:26 Posted by Igor Principe , No comments
"La mia vita non è cominciata con i Beatles, e non finirà con loro". Lo disse George Harrison, e messa così sembra una frase a metà tra il supponente distacco e l'aperto astio. Ma non lo è: quello che viene stupidamente definito "il terzo Beatle" (come a voler stilare una classifica degli elementi di un'amalgama irripetibile) sapeva invece che la parentesi con i Fab Four era un meraviglioso incidente della vita, e che non avrebbe significato la preclusione a esprimere il proprio talento in un altro modo.

E di talento, Harrison ne aveva. Sapeva scrivere canzoni, e questa manciata di titoli lo dice con chiarezza: Taxman, While My Guitar Gently Weeps, Here Comes The Sun, Something (che vanta il titolo di seconda canzone dei Beatles più cantata da altri, dopo Yesterday). E sapeva suonare: era lui il solista dei Beatles, era lui che più John Lennon sapeva dove mettere le dita sul manico della chitarra.

Ma George Harrison viveva in modo discreto e preferiva lasciare a John e a Paul il posto principale in sala macchine, salvo talvolta affacciarsi ai comandi e schiacciare bottoni decisivi per aggiungere il proprio gioiello a quelli firmati Lennon-McCartney, o per impreziosire questi ultimi con qualcosa di indimenticabile, come il sitar da lui suonato in Norwegian Wood. Sulla propria discrezione si fondava la consapevolezza di sé e dell'esistenza di un futuro di musica indipendente dai Fab Four. Magari accanto a Eric Clapton, con cui suonò infinite volte. O magari pensando a incidere un disco sontuoso, All Things Must Pass, triplo album capace di vendere 7 milioni di copie, complice la presenza di My Sweet Lord.

E' inevitabile, oggi, parlare di Harrison, a dieci anni esatti dalla sua scomparsa. Ed è molto probabile che oggi si sentirà in rete un diluvio di Something. Ma Harrison, come detto, era anche altro. Per me, in particolare era Cloud Nine, suo disco uscito nel 1987, e che ascoltavo e cantavo spesso con i miei amici in prima liceo. La hit che lo tirava era I Got My Mind Set On You, ma a me di quel disco piaceva tanto quella nel video, omaggio al tempo che fu reso grazie a un perfetto concentrato di sound degli scarafaggi.

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