Musica, senza steccati

mercoledì 2 novembre 2011

La cadenza, e la caduta del sodalizio Abbado-Grimaud

04:27 Posted by Igor Principe , , , No comments
Il tema di questi giorni, in ambito classico, è la fine del sodalizio tra Claudio Abbado ed Hélène Grimaud per colpa di un dissidio su una cadenza. Cioè su un passaggio solista del Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 di Wolfgang Amadeus Mozart. La storia è raccontata, come al solito senza fronzoli, dal Post; il New York Times le dedica ampio spazio, e a segnalarlo è un tweet di Mario Platero, storico corrispondente dagli Usa per il Sole 24 Ore.

Spulciando sempre su Twitter, mi sono imbattuto in Franco De Benedetti, l'economista, che scrive: "Bravo Abbado! Perde la pazienza per la supponenza sulla cadenza. Così la Grimaud resta senza." E su un pezzo di Linkiesta.it, a firma Michele Fusco, in cui si parte dal dissidio per interrogarsi sulla fragilità dei rapporti umani, anche di quelli che paiono più solidi. Tra le righe, Fusco piazza questa considerazione: "Probabilmente, i due, molte altre volte si sono trovati di fronte a un dissidio musicale e altrettanto probabilmente lei, la donna, ha dovuto abbassare il capo di fronte all'imponenza del Maestro che disponeva per il meglio. Dopo sedici, lunghi anni, la Grimaud ha inteso far sapere, ha inteso far sentire, che il vento era cambiato. E tutto insieme, ha presentato il conto".

Il "probabilmente" mitiga le certezze, ma pare evidente che Fusco - non come De Benedetti - stia dalla parte della pianista. A riguardo, per quel che vale, io non ho certezze, e altrettanto probabilmente potrei immaginare che nei sedici anni di sodalizio artistico sia stato Abbado a lasciare il passo alle idee della Grimaud, personaggio di un certo temperamento, molto attenta alla comunicazione (lo scrissi in questo post, litigando con un anonimo lettore). E che il maestro, di fronte all'imposizione di un'ultima idea, abbia detto basta. Ma è una riflessione secondaria rispetto ad altri pensieri nati dalla lettura di questa vicenda. E cioè:

1) vedere che se ne occupano non solo i media tradizionali (NYTimes, Corriere della Sera) ma anche due magazine web tout court come Linkiesta e Il Post mi fa pensare che certi temi siano di richiamo sulla rete. E che quindi in rete ci sia richiesta di qualità, e non solo di fesserie.

2) nessuno, di quelli che ho letto, ha posto l'accento sull'inevitabilità di un approccio conflittuale tra il direttore e la solista. Giusto per capirci: la cadenza è un momento in cui il pianoforte suona da solo, ed è libero entri certi limiti di dare un'interpretazione estensiva alla musica, cioè di variare i passaggi scritti dall'autore e addirittura di inventarne di nuovi. Nella fattispecie, il "filologo" Abbado chiedeva si suonasse quanto pensato da Mozart, la pianista Grimaud voleva eseguire la cadenza "riscritta" da Ferruccio Busoni. Questi, come accennato qui, è tra i più grandi interpreti nella storia del pianoforte. Giocoforza, la pianista caldeggia il passaggio che esalta lo strumento.

3) La musica, anche in questo, è meravigliosa. Tutta l'arte è foriera di scontri ideologici, di cui però si rendono protagonisti i critici. Ma ho l'impressione che solo nella "seconda arte" 80 secondi di note scritte due secoli fa possano costituire un casus belli tra i musicisti, in nome di opposte visioni su quanta libertà sia opportuna per raggiungere il miglior risultato artistico.

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