Musica, senza steccati

giovedì 17 novembre 2011

Le dissonanze di certa scienza

Ad aprire il capitolo intitolato Musica e Scienza, c'è da non finir più di leggere. Dopotutto la musica si basa sui numeri: quelli del ritmo, o quelli che regolano il temperamento equabile, cioè l'architettura di suoni su cui la maggior parte del pianeta costruisce melodie e armonie.

Uno dei paragrafi più corposi di quel libro riguarda le neuroscienze. La letteratura di settore tracima di studi dedicati a cosa faccia il cervello quando riceve stimoli musicali (io sono rimasto affascinato dalle teorie di Edwin E. Gordon sull'apprendimento). A riguardo, segnalo Musicofilia e Perché ci piace la musica, che spiegano senza avere pretese di verità oggettiva. Cosa che invece ho trovato in questo articolo del Wall Street Journal.

Anzi, mi correggo. L'articolo è dell'American Scientific, e Christopher Shea sul WSJ (cui sono arrivato grazie al Twitter di Alex Ross, storico e critico musicale tra i più autorevoli al mondo) lo smonta con argomenti tanto semplici quanto efficaci. In soldoni: la rivista scientifica afferma che tra uomo e pollo ci sono molte affinità. Tra queste, amare la musica consonante. Pare che i polli non sopportino, invece, le dissonanze, e così l'uomo.

E' una tesi di una semplicistica assurdità, che ignora - giustamente conclude Christopher Shea - come la musica sia ben più di questa cosa qui.

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