Musica, senza steccati

lunedì 14 novembre 2011

Musica e libertà: un pensiero di Vito Mancuso

Vito Mancuso ha scritto sul suo Facebook una presentazione al nuovo cd di Lucio Dalla, Se questo è amore. E' una riflessione filosofica sul perché l'uomo senta il bisogno di fare musica. Copio e incollo la prima parte; per la seconda, legata specificamente a Dalla, rimando al network.

"Per presentare il nuovo cd di Lucio Dalla faccio quello che so fare, cioè costruire pensiero, articolare riflessioni filosofiche e teologiche, e inizio col chiedermi perché gli esseri umano facciano musica. Perché da un essere biologicamente determinato è nata l’esigenza, è sorto il desiderio, di fare qualcosa di così poco biologico e di così poco determinato come la musica? Per rispondere alla domanda è utile sapere da dove viene il termine “musica” e perché l’arte del suono si chiami proprio così, musica, in moltissime lingue del mondo (persino in basco, finlandese, turco, filippino, swahili).

Il termine musica viene da Muse, le divinità greche figlie di Zeus e di Mnemosune, cioè del Dio principale e della Dea della memoria. Le Muse sono 9, e quella che presiede la musica si chiama Euterpe, “colei che rallegra”. Ma tra tutte le arti a cui le 9 Muse presiedono (la poesia epica, la poesia amorosa, la poesia lirica, la tragedia, la commedia, la storia, l’astronomia, la danza) solo la musica ha meritato il nome che viene direttamente da loro. Io penso che sia per il fatto che, più di ogni altra espressione dello spirito umano, la musica sia totalizzante: come prende la musica, come conquista, come unisce e come può anche devastare la musica, nessun’altra tra le arti lo può fare. La musica è l’espressione più alta dello spirito umano, e per questo ha un potere enorme sull’uomo e sulla sua libertà. Non a caso gli antichi, che conoscevano bene questo potere della musica, ne custodivano gelosamente i segreti e i filosofi discutevano tra loro quale fosse il tipo di musica più adatta all’educazione dei giovani. Per esempio nell’ottavo libro della Politica Aristotele, dopo aver detto che “nell’educazione dei giovani bisogna usare canti e armonie con un contenuto etico” (Politica 1342 A, ed. it. p. 341), e dopo aver privilegiato l’armonia dorica, aggiunge che Platone nel terzo libro della Repubblica si sbagliava a valutare positivamente l’armonia frigia.


Una cosa comunque a mio avviso è sicura: il fatto che gli esseri umani facciano musica dimostra che possono giungere a essere liberi dalle necessità biologiche e sociali. Per quanto ognuno di noi sia in buona parte necessitato dalla sua biologia e dal suo ambiente, in noi si può dare un che di non-necessitato, di libero, di sorgivo, che è la creatività, cioè la capacità di agire, e non solo di re-agire. La libertà come creatività trova la sua massima manifestazione nell’arte, e, a mio avviso, massimamente nella musica. Hans Jonas nel 1961 scrisse un bellissimo saggio dal titolo Homo pictor per sostenere che la produzione di immagini da parte degli esseri umani dimostra la loro separatezza, la loro peculiarità, rispetto al testo degli esseri viventi. Si potrebbe sostenere la medesima tesi con ancora più forza scrivendo un saggio dal titolo Homo musicus.


La musica mostra che noi nella nostra parte più alta siamo liberi, siamo atto, creazione, spontaneità. Il fare musica indica in modo supremo che siamo liberi, che veramente in noi agiscono le Muse, cioè l’unione del principio divino che dà forma al mondo con la nostra memoria, con la nostra anima spirituale
".

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