Musica, senza steccati

venerdì 9 dicembre 2011

Billy Strayhorn, un gigante sullo sfondo

Se amo il jazz lo devo un po' a mio padre, che me l'ha disseminato per casa da quando ho avuto orecchie per ascoltare, un po' a Billy Strayhorn e a uno dei suoi brani più noti: Take the A-train. I jazzofili lo sanno che è il suo, ma ricordarlo non è pleonastico dal momento in cui, se acquistate una raccolta di Duke Ellington, quel brano non manca mai (tranne in questo caso). Attribuirlo al Duca, è automatico.

Take the A-train era la sigla dei concerti di Ellington, e più modestamente lo è stata per molto tempo di una trasmissione di trailer, Andiamo al cinema. Spesso, come nel link segnalato, la sigla era la cosa migliore. Per ragioni misteriose - quelle per le quali senti tua una cosa senza indovinarne immediati perché - Take the A-train è  lo standard che sento appartenermi di più. L'ho portato all'esame di ammissione alla Civica di jazz, l'ho suonato in tutte le (poche) occasioni in cui il Just Friends Quartet (poi Quintet, poi Sextet, poi di nuovo Quartet: una storia complicata, quella del gruppo di amici con cui ho fatto musica per una quindicina d'anni) ha avuto un pubblico ad ascoltarlo.

Insomma, amo quel brano. E tuttavia, tendo a dimenticare che Duke Ellington e la sua orchestra non ne erano che esecutori. A scriverlo è stato Billy Strayhorn, il gigante sullo sfondo del magnetico Duca. Con Lush life, altro standard praticatissimo, è il capolavoro di un musicista impegnato in un ruolo affascinante ed essenziale: quello dell'arrangiatore. Nel mondo della musica leggera, in particolare, l'arrangiatore è colui che dipana una matassa cui l'autore ha dato una forma embrionale, tessendola in un capo compiuto. Se ci mettiamo a fare esempi, non finiamo più, e allora ne bastino due: Ennio Morricone per una canzone, George Martin per un gruppo.

Con le dovute proporzioni, Strayhorn è il George Martin di Duke Ellington. Se l'orchestra del Duca suona in quel modo unico e immediatamente riconoscibile, il merito è di quel Billy che seppe immaginare precise idee di voci per il sax di Johnny Hodges e degli altri musicisti. Un genio, schivo come ai geni si conviene e protetto da Ellington come una chioccia con il pulcino preferito. E' un bene che il Duca lo abbia coccolato: Michel Petrucciani non avrebbe potuto avere di che giocare.

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