Musica, senza steccati

venerdì 30 dicembre 2011

An der schönen blauen Donau: buon 2012.

Con Stanley Kubrick che lo ha fatto danzare agli astronauti, non è azzardato dire che questo valzer è stato ballato da tutti. E' il più famoso nella storia della musica, è stato composto quasi di getto ed è stato acclamato sin dalla sua premiere. Johannes Brahms si è pubblicamente rammaricato di non esserne l'autore. E', insomma, un congegno musicale perfetto.

And der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu) è totalmente identificato con l'assonnato entusiasmo del primo gennaio. Stordito dalle poche ore di sonno, mi ritrovavo senza accorgermene catapultato in una sala luminosa e imbandita. La televisione era sintonizzata sul Concerto di Capodanno, seguito distrattamente fino al momento del valzer. Trillo di violini, il direttore si ferma e celebra il rito degli auguri. In casa mio nonno comanda il silenzio. Poi parte il valzer. Poi la Marcia di Radetzky. Due brani capaci di svegliarmi e di farmi venire il giusto appetito per gustare il pranzo.

Mi sono chiesto spesso perché una musica facilmente declinabile nell'insopportabile zumpappà di fisarmoniche maltrattate o di melensi carillon mi piacesse così tanto. Un giorno l'ho capito: merito della sincope. Al di là della bellezza del tema e dell'orchestrazione, al di là della perizia dei Wiener, il tocco di unicità del Danubio blu è nella sincope sul ritmo nelle prime battute del tema. Il primo colpo in levare non cade sul secondo dei tre quarti del valzer, ma un sedicesimo prima. E' un anticipo quasi impercettibile, perché appena il tiro si fa più veloce si torna agli accenti regolari. Ma è una cosa che avvicina il Danubio blu all'incedere jazzistico. E che quindi me lo fa amare profondamente.



PS: Amo quel valzer ancor più dal Capodanno del 1998, trascorso proprio a Vienna. Nessuno di noi, nemmeno venticinquenni, aveva la benché minima possibilità di accedere al Musikverein per seguire il Neujahrskonzert. Ma molto democraticamente la municipalità viennese sistemò davanti al Rathaus uno schermo gigante. Ballammo tutto il tempo, e alla fine ci ingozzammo da Pizza Hut. Fu un Capodanno meraviglioso.

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