Musica, senza steccati

sabato 3 dicembre 2011

Nino Rota dopo cent'anni (lo stesso giorno di mio nonno)

GoogleDoodle mi dice che cent'anni fa nasceva Nino Rota. E io penso: "Ma tu guarda, lo stesso giorno di nonno Michele". Lui, però, nel 1908.

Lo so: un bell'"ecchissenefrega" ci sta tutto. Però è inevitabile sentire uno stupore leggero e irrazionale, da parte mia, nel constatare la coincidenza. E' come quando si è bambini, e scopri che il tuo amico ha fatto qualcosa nello stesso giorno in cui l'hai fatta tu, e gli dici "anche iiiiiooo" scoppiando poi a ridere. Quindi, passatemi l'infantilismo; dopotutto, il nonno e Rota per me hanno contato molto.

Il primo, perché i nonni contano: senza di lui, niente papà; e senza papà, niente Secondarte (oddìo, sai che perdita). Il secondo, perché è un amore nato dall'odio. Un odio sincero, come solo i bambini sanno provare. Ero bambino di 10 anni, infatti, quando fui costretto a misurarmi con L'acrobata, breve pezzo per pianoforte da portare come obbligatorio al concorso pianistico di Stresa. Fu l'unico concorso della mia vita, in un pomeriggio che ancora ricordo come straniante, fatto della tensione della prova e della serenità di un pranzo a base di pasta con tonno, ridendo di idiozie con un altro bambino trascinato in quella competizione.

L'acrobata è un trionfo di dissonanze, ed è un pezzo che se hai vent'anni, una certa pratica di ascolto e magari una passione per il jazz, risulta piacevole. Ma se ne hai dieci, è un supplizio. A quell'età, la consonanza è il rassicurante segnale che tutto procede per il verso giusto, e che non stai suonando le note sbagliate. La consonanza ti dice che sei bravo. L'acrobata continua a dirti che stai cannando tutto; certo, magari le note sono quelle giuste, ma tu non le capisci. Ti chiedi perché se suoni un accordo di re maggiore con la sinistra, la destra debba suonare un fa naturale invece di un fa diesis, che ci sta bene. Senti stridere le orecchie, non ne vieni a capo. A ciò aggiungi un commissario che si chiama Bach (Ruud di nome), l'atmosfera funerea del lago quando piove, una domenica di tensione trascorsa a chiederti perché non sei in oratorio a giocare a pallone con i tuoi amici. E' un attimo odiarlo, Nino Rota  (e va di lusso che non ti venga voglia di tornare a casa e prendere il pianoforte a roncolate).

Poi cresci, ascolti, scopri il jazz, l'orecchio matura e digerisce le dissonanze. Scopri certi film e la loro musica strepitosa. Scopri che l'ha scritta Nino Rota e ci resti di sale: "Chi, quello dell'Acrobata?". L'odio diventa amicizia, quindi amore. Senti che Rota ha saputo unire la complessità del Novecento - le sue armonie sghembe, gli accordi fatti per chiuderti lo stomaco, la musica come calcolo cerebrale più che come canto del cuore - a melodie semplici e dirette, destinate a restarti addosso per sempre.

Il Post di oggi seleziona un po' delle musiche composte da Rota, se volete capire chi fosse. Non c'è questa, che a me piace particolarmente. E poi, se cercate su Google, la prima che vi viene proposta è quella nel video: il secondo movimento della Sonata in re maggiore per clarinetto e pianoforte. Una delizia.

1 commento:

  1. ....il tassinaro Alberto Sordi carica sul proprio taxi Federico Fellini, e inserisce nell’autoradio una cassetta con le musiche di Nino Rota;

    -Me metti pure la musica?
    -Perché io metto questa musichetta, dottor Fellini, quando racconto alla gente tutti i sogni suoi, che lei fa vedere nei film, quelle scene fantastiche con quelle trippone, quelle chiappane, quelle zinnone, quelle bucine…con tutti quei preti sdentati, tutti vestiti de rosso che corrono in mezzo alla strada, e poi le monache cappellone, e le cavallerizze con le chiappe più grosse del cavallo, e poi i cardinali, i baroni, i conti, i zozzoni, i poveracci, i clown, i pagliacci, coi fischietti, le trombette…piripì piripì piripì piripì piripì. Er vecchio che se perde nella nebbia…

    RispondiElimina