Musica, senza steccati

mercoledì 14 dicembre 2011

Slancio e rischio dell'esser giovani: Diego Matheuz

Diego Matheuz è il direttore principale del Teatro La Fenice di Venezia. Ha 27 anni, è venezuelano ed è una prova di quanto buoni possano essere gli effetti del sistema Abreu, il cui perno è la Simon Bolivar Youth Orchestra of Venezuela.

Diego Matheuz è anche la prova dell'esistenza di domande senza risposta. Per carità, nessuna pretesa di sfiorare il senso dell'assoluto; semplicemente, ho provato a ragionare su di lui e sulla sua età e sono giunto a non trovare risposta alla domanda che farò, appunto, alla fine del ragionamento.

Il punto di partenza è sullo slancio di cui al titolo. Affidare la direzione di uno dei più prestigiosi teatri lirici al mondo - quello, per dire una facile facile, in cui il 6 marzo 1853 andò in scena, e non bene, la prima di Traviata - a un ventisettenne è un atto felice. In Italia sa quasi di rivoluzione: viviamo nel Paese in cui si continua a esser giovani a 40 anni, quindi immeritevoli di assumere responsabilità dirigenziali di alto livello. La nomina di Matheuz scheggia il cristallo della vetustà.

La tappa intermedia è il rischio, che grava sul tema della maturità artistica. A riguardo, preferisco delegare le considerazioni al ricordo di una serata al Teatro Dal Verme di Milano, almeno 5 o 6 anni fa. Ho dimenticato il contesto (ma doveva essere la Milanesiana), ma non i protagonisti che sul quel palco, dialogando di musica, esploravano il senso delle cose. Si trattava di Armando Torno e di Riccardo Muti. Il maestro, sollecitato dallo scrittore, si è lasciato andare a una considerazione tra l'ironico e il sarcastico, abbandonando per un attimo la propria caratteristica austerità. Cito a memoria: "Ho eseguito la mia prima sinfonia di Beethoven ben oltre i quarant'anni. Ho atteso perché penso che certe pagine richiedano maturità. Ora vedo che per un direttore di venticinque anni cimentarsi con la Quinta o la Nona è del tutto normale. E mi chiedo: ma sono io il coglione?".
Disse proprio così (è difficile dimenticarlo).

Il punto di arrivo è dunque la domanda: è giusto che un ventisettenne assuma una responsabilità artistica come la direzione della Fenice, o è necessaria una maggior maturazione? Ecco, io non so rispondere.

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