Musica, senza steccati

giovedì 5 gennaio 2012

Come la tua playlist può cambiarti la vita

09:07 Posted by Igor Principe , No comments
Your playlist can change your life, ovvero La tua playlist può cambiarti la vita, è il titolo di un saggio scritto da tre psichiatri (Galina Mindlin, Don Durousseau e Joseph Cardillo) e di cui si parla molto in questi giorni. Gli scienziati sono esperti di rapporti ascolto musicale e risposta cerebrale, e hanno elaborato una teoria secondo la quale la scelta dei brani da caricare nel proprio iPod può tornare utile come pronto soccorso per l'umore. Siete nervosi? Avete bisogno di musica che vi calmi. Vi sentite privi di forza? Urge una canzone che agisca come un caffè.

La vicenda suona banale. Anzitutto, nulla sembra aggiungere alla sterminata letteratura scientifica sul tema dei rapporti tra musica e cervello (Musicofilia, Perché ci piace la musica, L'apprendimento musicale del bambino: tre titoli per tutti). E poi, da quando è stata inventata la tecnologia di riproduzione domestica del suono ci si affida ad essa per trovare conforto emotivo in un brano musicale. Ho come l'impressione che a banalizzare il tutto sia, da un lato, il trattamento giornalistico della notizia, strillata con titoli facili quali Meglio John Lennon che una pasticca; da altro lato, lo stesso titolo del libro, che promette ma non mantiene fino in fondo.

Perché, diciamo la verità, che la musica possa cambiarti la vita è un fatto. Gustav Mahler ascoltò per caso una canzoncina (Ach, du lieber Augustin) e non se ne liberò mai più, cercando sempre di fondere nelle sue opere l'innovazione armonica con la tradizione popolare. Bruce Springsteen, da bambino, passeggiava con sua madre, vide in un negozio un televisore, vide dentro al televisore Elvis Presley e decise che avrebbe fatto quel mestiere. E anche senza essere Mahler o Springsteen, l'incontro con i suoni e le loro infinite possibilità apre orizzonti mentali altrettanto infiniti.

Pure, il saggio non appare del tutto scontato. La novità sta tutta nel procedimento di selezione e di ascolto ripetuto del brano scelto, come a dover imparare il messaggio che esso trasmette, associandolo a immagini e ricordi di ugual natura. In breve: sto male? Penso a un episodio positivo, vi associo una canzone altrettanto positiva e la ascolto e riascolto, inchiodando quelle note ad un mood di felicità. Ne ottengo una medicina pronta all'uso ogni volta sia necessario.

Trovo tutto ciò interessante, anche se opinabile. E opinabile diventa ancor più quando gli psichiatri stilano una playlist con valore oggettivo basandosi sui Battiti Per Minuto (Bpm) del ritmo dei brani, per cui New York New York diventa rilassante in virtù dei sui soli 27 Bpm. Non so voi, ma io quando sento Sinatra cantarne il finale tutto faccio tranne che rilassarmi.

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