Musica, senza steccati

domenica 8 gennaio 2012

Rio, e quel che ci si aspetta da Keith Jarrett

Come dicevo in questo post, tra i regali di Natale è arrivato Rio, l'ultimo disco di piano solo inciso da Keith Jarrett per Ecm. Si tratta di uno dei suoi concerti di improvvisazione pianistica, registrato in questo caso al Theatro Municipal di Rio de Janeiro il 9 aprile 2011.

Il recital "piano improvisations" di Jarrett è un evento. Lo è, in particolare, dal 24 gennaio 1975: quel giorno all'Opera di Colonia, il pianista improvvisa per poco più di un'ora partendo da un tema in re minore. Manfred Eicher, patron della Edition of Contemporary Music (la citata Ecm), decide che la registrazione del concerto deve diventare "The Köln Concert". Avrà ragione: tre milioni e mezzo di copie vendute ne fanno il disco di pianoforte solo più famoso della storia. Jarrett suona con un trasporto e un senso della melodia eccelsi.

Da quel momento, i piano solo dell'artista di Allentown riempiono le sale da concerto. In alcuni casi si scatena una caccia al biglietto degna di una rockstar: accadde nelle settimane che precedettero il 13 febbraio 1995, giorno in cui Jarrett improvvisò alla Scala di Milano. Tre ore prima del recital un amico mi chiama e mi dice di aver rimediato in qualche modo due inviti della Soprintendenza. E' stato come vincere al Totocalcio.

Con anni e anni di Jarrett nelle orecchie, entro alla Scala e istintivamente cerco The Köln Concert. Sarà perché quando l'ho scoperto, nell'estate dell'89, mi ha folgorato; sarà perché lo riascolto tuttora e non mi stanca mai; sarà perché è così perfetto che non sembra improvvisato; sarà per tutto questo e altro ancora, il mio desiderio nascosto è di sedermi in poltrona e sperare che Jarrett risuoni ogni nota di quel disco inarrivabile. Legittimamente, suonerà altro; e ben di più di quanto inserito nel cd La Scala (sempre Ecm), dove l'unico dei bis presenti è la toccante Over the Raimbow, alla bellezza della quale sono stati sacrificati altri passaggi forse migliori delle due parti principali (ricordo un blues da far resuscitare Johnny Lee Hooker e Art Tatum).

Fu una serata memorabile, pur tuttavia screziata dal non avverarsi del desiderio. Da allora, vivo con l'idea che chiunque segua Jarrett in un piano solo si attenda The Köln Concert. Un'idea bislacca, fino a quando non ho ascoltato Rio.

In Brasile Jarrett ha suonato 15 parti. Mi limito alle iniziali. Nelle prime due lavora su dissonanze e strappi, sia atonali che ritmici. Il pubblico applaude. Nella terza accatta un jazz waltz tonale e incessante, in cui il filo melodico e armonico è ben dipanato rispetto alle prime due. Chiude ed è ovazione. Nella quinta, poi, lavora su un ritmo pressoché analogo a quello della seconda parte del Köln, e prosegue improvvisando su primo, quarto e quinto grado, cioè sulla cadenza che insegnano nella prima lezione di composizione (esempio in accordi: do, fa, sol). Consonanza totale, venata di fascinoso gospel. Ultraovazione.

Eccolo, quello che ti aspetti da Jarrett: cuore, blues, emozione. Per dirla con altre tre parole: The Köln Concert. Un capolavoro cui Keith sarà per sempre condannato.

2 commenti:

  1. Il concerto di colonia è musica da ascensore, suvvia...

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  2. Tonysuper, dissento radicalmente.

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